Fare il pieno in autostrada costa di più? Le cifre (con sorpresa) di un Roma-Milano
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Redazione Economia
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Che il costo del carburante rappresenti una delle voci più temute da chi si appresta a percorrere lunghe tratte in auto o in moto è un dato ormai acquisito, ma la vera domanda, quella che molti automobilisti si pongono prima di inserire la chiave nel quadro, è un'altra: quanto incide davvero la scelta del distributore lungo la rete autostradale rispetto a quelli che si trovano nei pressori delle città?
Il confronto tra i prezzi praticati su un tragitto simbolico come quello che collega Roma a Milano, un classico viaggio di andata e ritorno per chi si sposta per lavoro o per piacere, offre alcuni spunti di riflessione che meritano di essere analizzati con attenzione, magari con una sorpresa inaspettata sui numeri finali.
La percezione comune, alimentata da anni di abitudini e da qualche cartello luminoso poco rassicurante, suggerisce che il rifornimento in autostrada sia una sorta di salasso garantito, ma i dati raccolti sulle principali tratte dell'arteria A1 raccontano una verità un po' più sfumata, fatta di piccole differenze che, moltiplicate per i serbatoi pieni, possono comunque fare la differenza.
Il confronto sui prezzi tra autostrada e città
Per avere un quadro il più possibile fedele della situazione, è stato preso in esame il costo medio del gasolio e della benzina verde lungo il percorso che da Milano porta a Roma, mettendo a confronto i listini esposti dalle stazioni di servizio situate direttamente in autostrada con quelli dei distributori situati nei centri urbani o nelle aree extraurbane limitrofe ai caselli.
La sorpresa, per chi è abituato a pensare che il rincaro sia sempre e comunque pesantissimo, arriva quando si scopre che il divario, pur esistendo e pur essendo percepibile, non è così abissale come si potrebbe temere: in media, il prezzo del gasolio in autostrada si attesta intorno a 2,173 euro al litro, mentre alle pompe cittadine la stessa qualità di carburante si trova a un prezzo che oscilla tra i 2,110 e i 2,130 euro al litro.
Una forbice che, tradotta in cifre assolute per un pieno da 50 litri, significa una spesa aggiuntiva che si aggira tra i 3 e i 5 euro, una somma che, pur non essendo irrisoria, risulta inferiore a quanto ci si aspetterebbe ascoltando i racconti dei viaggiatori più accaniti.
La benzina, dal canto suo, segue un andamento simile, con un rincaro autostradale che si attesta mediamente intorno ai 3 o 4 centesimi al litro, un dato che conferma come la convenienza economica di un rifornimento extra moenia esista, ma che forse non giustifica la ricerca spasmodica dell'ultima stazione prima dell'ingresso in autostrada se questo comporta deviazioni e perdite di tempo.
Il peso del conflitto e l'andamento delle accise
Questo quadro dei prezzi, però, non può essere letto senza tenere conto del contesto internazionale e delle scelte di politica fiscale che negli ultimi mesi hanno condizionato l'andamento dei listini, a cominciare dal rincaro delle materie prime che ha fatto seguito all'escalation del conflitto tra Usa, Israele e Iran.
La riduzione drastica del traffico nello stretto di Hormuz, una delle vie d'acqua più strategiche per il trasporto del petrolio, ha determinato un aumento del costo del greggio che, inevitabilmente, si è riversato sulle bollette degli automobilisti, annullando in parte gli effetti positivi degli interventi governativi. A questo si aggiunge il nodo delle accise, un capitolo spinoso che da anni alimenta il dibattito politico e che, come sottolineano diversi esperti del settore, rappresenta una voce preponderante nel costo finale di ogni litro di carburante.
La proroga del taglio straordinario delle imposte, decisa dal governo per arginare la corsa dei prezzi, ha rappresentato un sollievo temporaneo, ma il suo effetto moltiplicativo è stato progressivamente riassorbito dall'impennata dei listini internazionali, tanto che il prezzo del gasolio in autostrada ha recentemente riconquistato i livelli toccati lo scorso 4 agosto, subito dopo l'ultima proroga governativa.
Lo sguardo degli esperti e il nodo delle infrastrutture
La domanda che molti si pongono, allora, è se il taglio delle accise sia lo strumento giusto per affrontare una crisi che sembra destinata a durare, o se invece non sia il caso di ripensare radicalmente le politiche di sostegno al settore della mobilità. Secondo alcuni analisti, come Simona Benedettini, economista dell'energia e ceo di Race consulting, la risposta al caro carburanti non può limitarsi a interventi tampone, ma deve passare attraverso un piano strutturale di investimenti sulle infrastrutture per la mobilità elettrica e sul potenziamento del trasporto pubblico.
L'idea di fondo è che, in un mercato globale dove il prezzo del petrolio è dettato da equilibri geopolitici complessi, agire semplicemente sulla fiscalità interna rischia di rivelarsi inefficace nel lungo periodo, mentre un investimento mirato sulla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili potrebbe rappresentare una soluzione più sostenibile.
Il paragone con altri Paesi europei, dove il livello di accise è spesso più contenuto, evidenzia un gap strutturale che il governo italiano si trova a dover gestire, anche in un momento in cui l'attenzione dell'opinione pubblica è catturata da altre vicende politiche, come la polemica sul conduttore di Report Sigfrido Ranucci o il voto in aula per blindare le chat dell'ex sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro. Eppure, il tema dei carburanti resta una priorità concreta per milioni di cittadini, che ogni giorno si trovano a fare i conti con un costo della mobilità in continua ascesa.
L'evoluzione dei listini e le prospettive immediate
Guardando ai dati più recenti, si nota come la corsa al rialzo dei carburanti non accenni a fermarsi, con i listini che centesimo dopo centesimo stanno riassorbendo i benefici degli interventi fiscali decretati dall'esecutivo.
Il taglio delle accise, la cui scadenza è fissata per il 24 agosto, rappresenta un’ancora di salvezza per molte famiglie e imprese, ma il rincaro progressivo rischia di vanificare qualsiasi sforzo in questa direzione, visto che il prezzo del gasolio in autostrada ha già raggiunto quota 2,173 euro al litro, un valore che riporta la memoria ai picchi toccati in piena estate.
Le imprese, dal canto loro, protestano per l'aumento dei costi di trasporto, che si riflette a catena su tutti i settori produttivi, e chiedono un intervento più incisivo per scongiurare un ulteriore aggravio della situazione. In questo scenario, il confronto tra i prezzi autostradali e quelli cittadini diventa solo uno dei tanti tasselli di un mosaico complesso, dove la scelta del distributore più economico finisce per avere un impatto minore rispetto alle dinamiche macroeconomiche che determinano il prezzo del petrolio.
Per chi si appresta a mettersi in viaggio da Roma a Milano, la differenza di spesa tra un rifornimento in autostrada e uno in città si attesta intorno a una manciata di euro, ma è il contesto generale, fatto di tensioni internazionali e di incertezze fiscali, a rendere ogni litro di carburante un lusso sempre più costoso.
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