Addio a Giovanni Tamburi, il sorriso spezzato nell'incendio svizzero
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Redazione Interno
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Bologna trattiene il respiro, da due giorni, aggrappandosi all'immagine di un sorriso che la mamma Carla Masiello ha fatto subito circolare, un ritratto di gioventù e solarità divenuto, in poche ore, il simbolo di una speranza collettiva. Quel sorriso, che i professori del liceo Righi ricordano come parte integrante di un carattere acuto e mai scontato, si è spento per sempre nelle fiamme che hanno devastato il locale Le Costellation a Crans-Montana, in Svizzera. Le autorità elvetiche, dopo un processo di identificazione reso estremamente complesso dalla furia delle fiamme, hanno confermato l'identità di una delle quaranta vittime: Giovanni Tamburi, sedici anni, studente bolognese.
Il lungo e straziante attesa per le famiglie
Come per altre famiglie italiane, l'attesa dei Tamburi è stata un calvario sospeso tra la disperazione e un barlume di illusione, alimentato dalla possibilità che il ragazzo potesse essere ricoverato tra i feriti non ancora identificati, magari coperto da bende. Avevano fornito, come altri, campioni di Dna e impronte dentali, strumenti scientifici di una trepidazione che nulla ha potuto contro l'esito tragico. La Liguria, parallelamente, si stringe attorno ai familiari del giovane golfista Emanuele Galeppini, diciassettenne, anch'egli identificato, mentre a Milano il riconoscimento di Achille Barosi, sedicenne, è arrivato attraverso un oggetto personale: una catenina con una madonnina al collo, dettaglio che i genitori avevano disperatamente segnalato alle autorità.
Il ricordo dei professori: una mente brillante e profonda
Mentre la notizia ufficiale giungeva attorno alle venti di ieri sera, stroncando ogni residua speranza, i racconti di chi lo ha conosciuto dipingono un ritratto ben più ricco di un semplice studente. Don Vincenzo Passarelli, professore di religione al Righi, lo descrive come un "bel tipo", con la testa sulle spalle, le cui riflessioni in classe erano tutt'altro che banali e riuscivano ad elevare il livello del discorso collettivo. Un ragazzo sveglio e profondo, insomma, la cui presenza intellettuale e umana marcava le discussioni, lasciando un segno che i suoi insegnanti oggi evocano con dolore e, insieme, con ammirazione.
Un angelo tra le vittime di una strage internazionale
La città, che aveva seguito ora per ora gli sviluppi delle operazioni di soccorso e identificazione in terra svizzera, accoglie ora il lutto, trasformando quell'immagine sorridente in un icona di un destino crudele. "Ora sei il nostro angelo", scrivono amici e conoscenti, mentre la notizia della sua scomparsa si diffonde, confermando i timori più cupi. La tragedia di Crans-Montana, i cui risvolti giudiziari e investigativi sono ancora tutti da dipanare, ha così rubato alla sua famiglia e al suo liceo un giovane uomo che, stando ai ricordi di chi lo ha guidato nello studio, possedeva una rara maturità e una capacità di pensiero che lo rendevano unico.




