Bologna in lutto per Giovanni Tamburi, la città si stringe ai familiari
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Mercoledì 7 gennaio, mentre le campane della cattedrale di San Pietro chiameranno a raccolta per l’ultimo saluto a Giovanni Tamburi, Bologna si fermerà in un silenzio carico di dolore, spezzato solo dal ricordo di un sedicenne che non farà più ritorno tra i banchi del liceo Righi. Il sindaco Matteo Lepore ha infatti disposto il lutto cittadino, un gesto solenne con il quale l’amministrazione intende esprimere, in modo unitario e partecipato, il cordoglio per la tragica scomparsa dello studente, travolto dalle fiamme che nella notte di Capodanno hanno devastato il locale Le Constellation a Crans-Montana. Le bandiere sugli edifici pubblici, esposte a mezz’asta, segneranno visibilmente una giornata di raccoglimento, che vuole essere al contempo un omaggio alla memoria del giovane e un pensiero rivolto a tutte le vittime della sciagura svizzera, un dramma collettivo che ha stroncato quaranta esistenze e ne ha ferite profondamente molte altre.
Il rimpatrio e il racconto di un eroismo silenzioso
Il lungo, straziante viaggio di ritorno di Giovanni si è concluso all’aeroporto di Linate, dove un volo di Stato ha trasportato la sua salma insieme a quelle di altri giovani italiani coinvolti nella tragedia. Partito dal centro funerario di Sion, un corteo scortato ha attraversato paesaggi innevati, quelli stessi che pochi giorni prima erano teatro di festa, in un commiato solenne e discreto verso la terra natia. Un gesto, quest’ultimo, che sembra riecheggiare le parole della madre, le quali, pur nella devastazione del lutto, hanno tratteggiato il ritratto di un ragazzo dal carattere generoso: secondo la sua ricostruzione, Giovanni, che pure avrebbe potuto mettersi in salvo, sarebbe tornato indietro nel locale in fiamme nel tentativo di aiutare qualcuno. Un dettaglio, questo, che aggiunge uno strazio ulteriore alla perdita, dipingendo l’atto estremo di un adolescente che non ha pensato solo a sé stesso.
La scuola si mobilita, tra dolore e sostegno psicologico
Mentre la macchina delle indagini sulle cause dell’incendio procede in Svizzera, a Bologna la vita cerca faticosamente una nuova normalità, a cominciare dal mondo della scuola, che Giovanni ha lasciato vuoto. Il liceo Righi, di cui era studente, si prepara infatti a un rientro in classe inevitabilmente segnato da quello che è stato definito un “sentimento diffuso di sofferenza”. Per affrontare un trauma collettivo di tale portata, l’istituto non si limita alle semplici condoglianze ma sta già valutando, come ha spiegato il presidente, come potenziare concretamente il servizio dello sportello psicologico a disposizione di studenti e personale. Un’iniziativa necessaria, considerando che il ragazzo veniva percepito, soprattutto da chi lo guidava nel percorso formativo, quasi come un “figlio”, e la sua assenza peserà come un macigno sui corridoi e nelle aule dove cresceva e studiava.
Un addio che unisce la città nel ricordo
I funerali in cattedrale rappresenteranno dunque il momento più intenso e formalizzato di un cordoglio che, in realtà, sta già scorrendo da giorni nelle strade, tra i compagni di classe, nelle famiglie dei coetanei. L’amministrazione comunale, con la decisione del lutto cittadino, offre un quadro istituzionale a un dolore privato ma largamente condiviso, trasformando il ricordo di Giovanni Tamburi e delle altre vittime in un fatto pubblico. Senza inutili retoriche, la città dimostra così di saper fare comunità attorno al vuoto lasciato da una giovane vita spezzata, onorando non solo la memoria del sedicenne bolognese ma anche il sacrificio di quanti, come lui, non sono più tornati a casa da quella notte di festa sulle Alpi svizzere.




