Erdogan difende Damasco mentre la Siria accusa i drusi di violare la tregua
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Redazione Esteri
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La condanna di Recep Tayyip Erdogan contro i raid israeliani in Siria – definiti "un attacco inaccettabile alla sovranità di un paese fratello" – suona come l’ennesimo capitolo di una strategia già collaudata. Il presidente turco, che ha sostenuto l’ascesa al potere dell’ex qaedista Ahmed Sharaa dopo la caduta di Bashar al-Assad, non poteva certo astenersi dal difendere il suo protetto, ormai pilastro del nuovo ordine siriano legato ad Ankara. Eppure, dietro le parole di solidarietà si nasconde una realtà ben più complessa, dove le violenze contro la minoranza drusa nella regione di Suwayda, difficilmente attribuibili a mere tensioni settarie, sollevano interrogativi sui veri obiettivi del regime.
Intanto, lungo le alture del Golan, Israele prosegue con il rafforzamento delle barriere di confine, posizionando nuovi blocchi di cemento in risposta all’instabilità che si propaga dalla Siria. Negli scorsi giorni, centinaia di drusi si sono radunati ai lati della recinzione, divisi tra chi vive sotto il controllo di Damasco e chi sotto quello israeliano, mentre proseguono gli scontri tra le milizie locali e le forze governative. Un segnale che la tregua annunciata da Sharaa, dopo il ritiro delle truppe da Sweida, potrebbe già mostrare le prime crepe.




