Tim incassa un miliardo e mette in cantiere la fine delle azioni di risparmio

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il gruppo guidato da Pietro Labriola, dopo la sentenza definitiva della Cassazione che gli riconosce il diritto alla restituzione del canone concessorio per il 1998, un'operazione dal valore complessivo di circa un miliardo di euro, ha avviato una riorganizzazione del proprio capitale sociale. Il consiglio di amministrazione, riunitosi ieri sera, ha infatti deciso di sottoporre agli azionisti, riuniti in assemblea il prossimo 28 gennaio, un piano articolato che prevede, in un unico contesto, la conversione delle azioni di risparmio in ordinarie e una parallela riduzione del capitale.

Un'operazione a due fasi per semplificare la struttura

La proposta, come spiegato dal cda, si svilupperà attraverso due percorsi tra loro complementari. Da un lato, si offrirà ai possessori di azioni di risparmio la facoltà di convertirle volontariamente in titoli ordinari. Dall’altro, sarà contestualmente avviata la fase obbligatoria della conversione per quelle che, verosimilmente, non avranno aderito all'opzione iniziale. Una scelta, questa, che di fatto segna l'addio alle azioni di risparmio all'interno della compagine azionaria di Tim, uniformandone la struttura e semplificandone la governance.

La riduzione del capitale a sei miliardi di euro

A corollario della riconfigurazione del portafoglio titoli, il consiglio proporrà agli azionisti anche una riduzione volontaria del capitale sociale, che sarà portato a sei miliardi di euro. L’operazione, che sarà oggetto di delibera nelle assemblee ordinaria, straordinaria e speciale convocate per la fine di gennaio, rappresenta un ulteriore tassello nella strategia di razionalizzazione finanziaria del gruppo, il quale, è bene ricordarlo, ha recentemente concluso positivamente una lunga vicenda giudiziaria ottenendo un significativo recupero creditizio.

Gli scenari dopo la sentenza della Cassazione

La decisione di procedere su questo duplice binario arriva all’indomani della chiusura della vertenza sul canone del '98, sulla quale la Suprema Corte ha detto l’ultima parola, confermando il diritto di Tim al rimborso. Quel provvedimento, mettendo la parola fine a un contenzioso pluriennale, ha reso disponibili risorse importanti e ha creato le condizioni per accelerare scelte di riassetto societario. L’attenzione del mercato, adesso, si concentra sugli sviluppi che questo riordino del capitale, insieme alle risorse recuperate, potrà generare in termini di prospettive industriali e di creazione di valore per gli investitori.

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