Santo Domingo, strage alla discoteca Jet Set: crolla il tetto durante un concerto, 98 morti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Era mezzanotte e quarantaquattro minuti quando il boato ha squarciato l’aria, trasformando una serata di musica in un incubo. Nella storica discoteca Jet Set di Santo Domingo, affollata da almeno cinquecento persone, il tetto è ceduto all’improvviso, seppellendo sotto una montagna di detriti chi, fino a pochi secondi prima, ballava al ritmo del merengue di Rubby Pérez, uno dei cantanti più amati del paese. Le immagini aeree mostrano ciò che resta del locale: una distesa di macerie, tra cui si muovono i soccorritori, mentre le sirene dei mezzi di emergenza continuano a rompere il silenzio della notte.

Tra le vittime – il cui numero, secondo gli ultimi aggiornamenti, ha raggiunto quota novantotto, con oltre centocinquanta feriti – spiccano nomi noti, come quello della governatrice di Montecristi, Nelsy Cruz, e degli ex giocatori di baseball Octavio Dotel e Tony Blanco Cabrera. Dotel, che aveva militato nella Major League statunitense, è deceduto durante il trasporto in ospedale dopo essere stato estratto vivo dalle macerie, mentre altri sopravvissuti, alcuni in condizioni critiche, sono stati trasferiti nelle strutture sanitarie della capitale.

La dinamica del crollo, al momento, resta da chiarire, ma le prime ipotesi – ancora non confermate dalle autorità – parlano di un possibile cedimento strutturale, aggravato dal sovraffollamento. La capienza ufficiale del Jet Set, infatti, era di settecento persone sedute e circa un migliaio in piedi, ma fonti locali riportano che, al momento della tragedia, all’interno potessero esserci fino a mille persone. Non è escluso che ulteriori verifiche possano rivelare la presenza di altre vittime tra le macerie, dove i soccorsi proseguono senza sosta.

Quello che è certo è che il disastro ha scosso l’intera Repubblica Dominicana, dove il Jet Set era un’istituzione, frequentata da vip, politici e semplici cittadini. La discoteca, situata in una zona centrale della capitale, era da anni un punto di riferimento per la vita notturna, e la sua improvvisa distruzione ha lasciato un vuoto non solo fisico, ma anche simbolico.

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