Sparatoria in Bolognina, un uomo ferito da tre colpi di pistola
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Redazione Interno
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Quattro forti botti, secchi e distinti, hanno squarciato la consueta tranquillità di via Faccini, un mercoledì sera come tanti altri, trasformandolo in un quadro di violenza improvvisa. "Pensavo fossero dei ragazzini che giocavano con i petardi", racconta Giovanni, dipendente di un mini market della zona, la cui percezione ordinaria è stata bruscamente alterata dalla realtà dei fatti. Quelle detonazioni, che hanno attirato la sua attenzione e quella di altri residenti, non erano affatto il suono innocuo di un gioco, bensì i colpi di un'arma da fuoco esplosi a pochi metri dall'ingresso del suo negozio. Uscito per verificare l'accaduto, si è trovato di fronte una scena agghiacciante: Shabbir, un collega, era a terra, immobile, mentre una pozza di sangue si allargava attorno a lui. L'intervento è stato immediato, dettato dalla necessità e dalle indicazioni telefoniche degli operatori del soccorso, in una corsa contro il tempo per tentare di arginare un danno che si annunciava già gravissimo.
La fuga nell'ombra e la caccia agli aggressori
Nel caos immediatamente successivo agli spari, le testimonianze dei presenti hanno dipinto un quadro frammentario della fuga. C'è chi ha affermato di aver scorto tre sagome scomposte correre via, allontanandosi freneticamente in direzione di via del Mastelletta, e chi, al contrario, ne ha individuata una soltanto, una figura scura che si muoveva rapida nel crepuscolo, i lineamenti del volto nascosti, perdendosi tra i vicoli che caratterizzano il quartiere della Bolognina. L'unico elemento certo, oltre alla violenza dell'accaduto, era l'uomo riverso sull'asfalto, tra le auto parcheggiate, colpito a sangue freddo mentre si trovava all'esterno del proprio luogo di lavoro. Shabbir K., questo il suo nome, trentaseienne di nazionalità pakistana, è un residente stabile e regolare, con un passato da lavoratore instancabile e senza alcun precedente giudiziario a macchiarne la fedina penale.
Le condizioni critiche della vittima e l'inizio delle indagini
I soccorsi, tempestivi, hanno trasportato l'uomo in codice rosso all'ospedale, dove i sanitari hanno constatato la gravità delle sue condizioni: tre i proiettili che lo hanno raggiunto, uno al volto, uno alla spalla e un altro al gluteo, lesioni che hanno reso necessario un intervento chirurgico di estrema delicatezza. Nonostante l'operazione, le sue condizioni rimangono molto critiche, segnando un epilogo incerto per una vita strappata alla normalità da un gesto di cieca ferocia. Sul posto, oltre ai mezzi di emergenza, sono intervenute le forze dell'ordine, che hanno immediatamente avviato le attività investigative per ricostruire la dinamica precisa dell'agguato e identificare i responsabili. Il questore, come confermato dal sindaco Matteo Lepore, sta coordinando le indagini in stretta collaborazione con la Procura, setacciando la zona alla ricerca di eventuali telecamere di sorveglianza e raccogliendo le dichiarazioni di tutti i possibili testimoni.
Le reazioni politiche e la definizione dell'episodio
L'episodio, definito "molto grave" senza mezzi termini dal primo cittadino, ha inevitabilmente sollevato un ampio dibattito, con l'opposizione politica che ha colto l'occasione per un attacco frontale all'amministrazione, sostenendo che "ormai si è superato ogni limite" in materia di sicurezza. Lepore, da parte sua, ha preferito mantenere un profilo più cauto, sottolineando la propria costante interlocuzione con il questore e l'importanza di attendere l'evolversi delle indagini per comprendere appieno le circostanze che hanno portato alla sparatoria. Ha, inoltre, espresso la massima attenzione per le condizioni di Shabbir, il cui destino appare ancora sospeso, mentre la caccia all'aggressore, o agli aggressori, prosegue senza sosta tra le strade di un quartiere che cerca di tornare alla normalità.




