Laos, l’incubo nella grotta allagata: cinque tornano alla luce, due restano dispersi

Laos, l’incubo nella grotta allagata: cinque tornano alla luce, due restano dispersi
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ESTERI

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nel silenzio opprimente dei cunicoli semisommersi della provincia di Xaisomboun, in Laos, si è conclusa – almeno per cinque dei sette protagonisti – una vicenda di dieci giorni sospesi tra speranza e disperazione. Le squadre di soccorso, composte da speleologi esperti e sommozzatori thailandesi arrivati sul posto già nei giorni precedenti, hanno portato a termine un’operazione complessa che ha permesso agli uomini di uscire autonomamente dalla cavità.

Il primo di loro, visibilmente debole ma cosciente, è stato riportato in superficie venerdì 29 maggio; gli altri quattro sono stati tratti in salvo sabato 30, al termine di una lunga notte di lavoro incessante che ha visto i tecnici impegnati a ridurre il livello dell’acqua grazie a un sistema di pompaggio attivo 24 ore su 24.

L’inganno delle piogge monsoniche e la trasformazione della miniera in trappola

Questi uomini, tutti abitanti dei villaggi circostanti, erano entrati nella cavità – che molti identificano come una miniera d’oro abbandonata – nel tentativo di recuperare minerali preziosi.

Era il 19 maggio quando le condizioni meteorologiche, improvvisamente ostili, hanno trasformato quella discesa in una trappola mortale: le piogge torrenziali hanno generato un’inondazione lampo che ha bloccato l’uscita, isolando completamente il gruppo dall’esterno.

Ciò che rende la dinamica particolarmente insidiosa è la conformazione stessa del sistema carsico, descritto dai tecnici come un labirinto di strettoie dove, in alcuni tratti, lo spazio è appena sufficiente per il passaggio di una singola persona priva di attrezzatura subacquea.

Tecnica e resistenza: il lavoro oscuro dei soccorritori

Le operazioni non sono state prive di ostacoli, anzi. I soccorritori hanno lavorato per giorni in condizioni di visibilità pari a zero, trasportando cibo morbido, acqua e coperte termiche fino al punto in cui i cinque superstiti erano rintanati, a circa 300 metri dall’imboccatura.

C’è stata, infatti, una fase preliminare in cui gli uomini intrappolati sono stati localizzati ma non ancora estratti: trovati vivi mercoledì 27 maggio, sono stati raggiunti materialmente solo dopo aver pompato via l’acqua e stabilizzato il livello dei canali.

Le immagini diffuse dall’interno mostrano i sub che insegnano ai minatori l’uso dei respiratori di emergenza, un addestramento sommerso che ha permesso loro di percorrere gli ultimi tratti allagati senza il supporto diretto dei salvatori.

L’ombra dei due dispersi e il prosieguo delle ricerche

Mentre i cinque superstiti ricevevano le prime cure mediche e venivano riabbracciati dalle famiglie, un alone di angoscia continua a pesare sull’esito finale della vicenda.

Due componenti della spedizione risultano ancora dispersi: la ricerca non si è fermata, con le squadre thailandesi e malesi che scandagliano i rami secondari della grotta in cerca di segni di vita.

Nessuna ipotesi è stata ancora formulata ufficialmente sulla loro posizione esatta, né è chiaro se abbiano trovato rifugio in nicchie asciutte più profonde oppure se siano stati trascinati dalla corrente nei giorni dell’alluvione.

Al momento, gli sforzi si concentrano esclusivamente sull’esplorazione dei cunicoli non ancora battuti, senza che alcuna comunicazione ufficiale abbia fornito indicazioni sulla loro sorte.

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