L’ecobonus per moto e microcar elettriche esaurito in due ore: solo 25 euro residui sul fondo da 30 milioni
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Redazione Economia
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È bastato il tempo di un pranzo, forse meno, per capire che il meccanismo messo in piedi dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy sarebbe andato incontro a un destino ormai fin troppo noto: quello della corsa contro il tempo, una corsa che mercoledì 18 marzo 2026 si è conclusa prima ancora di cominciare veramente. Alle 12:00 in punto il portale gestito da Invitalia ha riaperto i battenti per consentire ai concessionari aderenti di inserire le prenotazioni relative agli incentivi per veicoli leggeri a basse emissioni, una categoria che include scooter, moto, tricicli e microcar elettriche o ibride. E in appena centoventi minuti, il tempo di un’ora di pausa e poco più, quei fondi si sono prosciugati, lasciando sul conto un residuo che suona quasi come un sarcasmo: 25 euro.
Un fondo insufficiente e un meccanismo che lascia fuori milioni di richieste
La dotazione complessiva ammontava a 30 milioni di euro, una cifra che a molti operatori del settore era apparsa già in partenza poco più di un palliativo rispetto alla domanda reale accumulatasi nei mesi precedenti. L’incentivo, va ricordato, non è diretto all’acquirente privato ma deve passare attraverso i canali ufficiali dei rivenditori: l’utente finale non può fare richiesta in autonomia, deve invece rivolgersi a un concessionario che abbia preventivamente aderito all’iniziativa, e sarà quest’ultimo a inserire la pratica sulla piattaforma. Un meccanismo che, in teoria, avrebbe dovuto garantire un controllo più stringente sulla distribuzione delle risorse, ma che nella pratica si è rivelato una camera di compensazione dove la rapidità di esecuzione ha prevalso su qualsiasi altra logica di programmazione.
Il click-day dei mezzi a due e quattro ruote leggere
Le polemiche, inevitabili, sono esplose a pochi minuti dalla chiusura del portale, quando migliaia di richieste sono rimaste inesorabilmente fuori. L’ecobonus 2026 per i veicoli di categoria L – quella che comprende i mezzi a due ruote e i quadricicli leggeri – è durato così lo spazio di un pomeriggio, restituendo l’immagine di una transizione ecologica che, almeno per quest’anno, ha dovuto fare i conti con risorse giudicate da molti ampiamente sottodimensionate. I numeri, in tal senso, non lasciano spazio a interpretazioni: 30 milioni di euro stanziati, terminati in 120 minuti, con un avanzo irrisorio che simboleggia più una beffa che un vero e proprio margine residuo.
Il ruolo dei concessionari e l’accesso alla piattaforma
Un aspetto, questo della gestione tecnica, che merita un approfondimento separato perché è proprio nella procedura di accesso che si annida gran parte della criticità strutturale. Il rivenditore, per poter prenotare il contributo, deve operare con le credenziali di accesso al portale e agire in nome e per conto dell’acquirente, il quale a sua volta deve aver già definito l’acquisto del mezzo. Questa catena, se da un lato impedisce l’accaparramento selvaggio da parte di privati, dall’altro concentra la pressione in una finestra temporale ristrettissima, trasformando un atto amministrativo in una sorta di gara di velocità. Il risultato è stato, ancora una volta, il disallineamento tra la volontà politica di incentivare la mobilità sostenibile e la capacità operativa di un sistema – quello della distribuzione – costretto a lavorare con il fiato sospeso per due ore.
Un’opportunità mancata per la mobilità urbana
A restare sullo sfondo, ma non per questo meno rilevante, è il tema della domanda latente: il fatto che trenta milioni di euro siano stati bruciati in così poco tempo dimostra quanto il mercato dei veicoli elettrici leggeri sia in attesa di un segnale forte e duraturo, non di un contributo a tempo di record. I veicoli oggetto del bonus – dagli scooter alle microcar, passando per i tricicli e le moto – rappresentano una fetta importante del panorama della mobilità cittadina, soprattutto in un contesto urbano sempre più attento alle restrizioni del traffico e alle politiche di contenimento delle emissioni. Eppure, l’ennesimo esaurimento lampo dei fondi rischia di alimentare un senso di frustrazione diffuso, quello di chi si trova con l’acquisto già programmato ma senza più la possibilità di accedere all’incentivo fino al prossimo stanziamento, di cui al momento non si hanno notizie certe.




