Schwazer da record nella maratona di marcia, l’oro di Pechino 2008 si riprende la scena a 41 anni

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non c’è storia, a Kelsterbach, e il cronometro – che in passato è stato per lui un nemico spietato, quasi un giudice inappellabile – restituisce invece un verdetto inatteso quanto cristallino. Alex Schwazer, il marciatore altoatesino che molti davano ormai per finito dopo le lunghe squalifiche e gli otto anni di lontananza dai circuiti che contano, ha dominato la maratona di marcia valida per i campionati tedeschi open, fermando le lancette sul tempo di 3h01’55”. Un primato, questo, che sulla nuova distanza dei 42,195 chilometri assume un peso specifico enorme: è il miglior crono italiano di sempre, considerando che la specialità è stata introdotta solo quest’anno nel programma internazionale.

La gara, la prestazione e il valore del crono

Sulle strade che costeggiano l’aeroporto di Francoforte sul Meno, in una mattinata resa complicata da un vento fastidioso che ha provato a spezzare il ritmo, il 41enne di Vipiteno ha impresso una svolta netta alla sua parabola discendente. Dopo un passaggio a metà gara registrato in 1h32’39”, Schwazer ha operato un parziale clamoroso, viaggiando con una seconda frazione più rapida della prima; un cosiddetto negative split che denota una condizione di forma eccezionale e una gestione delle energie degna del campione olimpico di Pechino 2008. Il distacco inflitto agli avversari è stato altrettanto eloquente: lo slovacco Michal Duda è arrivato a oltre venticinque minuti, chiuso in 3h27’14”, mentre l’irlandese Joe Mooney ha completato il podio con 3h29’14”.

Tecnicamente, il tempo di Schwazer rappresenta la terza prestazione mondiale stagionale sulla nuova distanza; lo precedono solo i giapponesi Motofumi Suwa (2h58’21”) e Hiroto Jusho (2h59’31”). Sul fronte continentale, il dato è persino più eclatante: l’azzurro guida la graduatoria europea del 2026, scavalcando di quasi due minuti il miglior tempo dell’ungherese Bence Venyercsan. Il precedente primato italiano, detenuto da Andrea Agrusti con 3h03’55”, è stato polverizzato per lasciare spazio a una prestazione che, sebbene in attesa di omologazione ufficiale (la Federazione italiana prenderà in considerazione il miglior crono dell’anno solare), ha già il sapore del record.

Gli sviluppi giudiziari e il complicato rapporto con la giustizia sportiva

Sarebbe riduttivo, tuttavia, inquadrare questa vittoria solo come un fatto puramente statistico. La storia di Schwazer è una di quelle che mescola atletica, aule di tribunale e colpi di scena da romanzo giallo. La sua carriera è stata segnata da due positività al doping: la prima, nel 2012, confessata dallo stesso atleta; la seconda, nel 2016, che ha invece aperto un vulnus ancora aperto nel rapporto tra il marciatore e le istituzioni. In quell’occasione, la magistratura italiana – attraverso un’inchiesta della procura di Bolzano – è giunta a conclusioni radicalmente opposte rispetto a quelle sportive. La giustizia ordinaria ha infatti archiviato le accuse di frode sportiva, ipotizzando addirittura una manipolazione dei controlli per “incastrare” l’altoatesino, mentre il Tribunale Arbitrale dello Sport ( Tas ) ha confermato la squalifica di otto anni senza mai riaprire il caso.

Terminata la pena nel 2024, il rientro di Schwazer non è stato privo di scossoni. Lo scorso marzo, ai campionati italiani di mezza maratona di marcia ad Alessandria, il giudice di gara lo aveva fermato con quattro cartellini rossi, negandogli la possibilità di concludere la prova. A Kelsterbach, invece, non c’è stato alcun cartellino a interrompere la sua cavalcata solitaria; anzi, la condotta tecnica è apparsa pulita e regolare, quasi a voler dimostrare che lo spettro delle vecchie contestazioni non condiziona più la sua camminata.

Le implicazioni: la questione etica e il futuro immediato

A livello puramente agonistico, il tempo fatto segnare in Germania vale abbondantemente il minimo di partecipazione per i prossimi campionati europei di Birmingham ( fissato in 3h11’00” ). Tuttavia, come spesso accade per figure così controverse, la strada verso la riapertura della maglia azzurra è lastricata di ostacoli di natura non solo cronometrica. L’attuale carta etica della Federazione Italiana di Atletica Leggera ( FIDAL ) prevederebbe l’esclusione automatica di atleti che hanno riportato squalifiche per doping di lunga durata; una norma, questa, che rischia di trasformare la prestazione di Kelsterbach in un vicolo cieco, a meno di una deroga votata all’unanimità dal consiglio federale.

Per assurdo, gli stessi campioni biologici che Schwazer dovrà fornire per la ratifica del record – prelievi che verranno analizzati certamente in questi giorni – saranno il primo vero banco di prova per validare la bontà di questo ritorno. Il laboratorio di Colonia, lo stesso che gestì le controanalisi ai tempi della seconda squalifica, sarà probabilmente chiamato a certificare la regolarità di un atleta che, a 41 anni, continua a camminare più veloce di molti ventenni. La vittoria c’è, ed è schiacciante; il resto, come la regolarità delle analisi o le scelte tecniche dei commissari federali, appartiene a una partita che si gioca lontano dalle strade asfaltate della Germania.

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