Vandalizzato il bar del centro sportivo Don Puglisi, bene confiscato alla mafia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un atto vandalico di chiara matrice intimidatoria ha colpito nella notte tra mercoledì e giovedì il bar-ristorante del centro sportivo intitolato a don Pino Puglisi, nel quartiere romano di Montespaccato. Alcuni ignoti, forzando gli ingressi, hanno infranto le vetrate e asportato la macchina del caffè, lasciandosi alle spalle un locale devastato. La struttura, un tempo proprietà del clan Gambacurta e divenuta bene comune dopo il sequestro e la successiva confisca, è oggi un presidio di legalità affidato alla gestione dell’Asp Asilo Savoia, che ne ha fatto il cuore di attività sportive ed educative.

La gestione affidata a un'impresa sociale giovane

La gestione del punto di ristoro, come sottolinea il presidente di Asilo Savoia Massimiliano Monnanni, era stata affidata da pochi mesi a un’impresa sociale composta da ragazzi inseriti nel programma “Talento & Tenacia”, un progetto che coniuga inclusione lavorativa e riscatto sociale. Quegli stessi giovani, organizzati nella “T&T Social trainer”, hanno denunciato il furto e i danneggiamenti, evidenziando come l’episodio rappresenti un chiaro tentativo di intralciare un percorso di rinascita che trasforma un simbolo di illegalità in uno spazio collettivo e positivo.

La visita del presidente Battilocchio

Proprio nella giornata di giovedì, il presidente della commissione parlamentare sulle Periferie, Alessandro Battilocchio, si è recato in visita all’impianto sportivo per esprimere, come dichiarato in una nota, vicinanza e solidarietà ai ragazzi vittime del danneggiamento. L’esponente di Forza Italia ha voluto portare personalmente il sostegno delle istituzioni a un’iniziativa che, nonostante gli ostacoli, persegue l’obiettivo di restituire alla collettività un luogo sottratto alla criminalità organizzata.

Un episodio nel solco di una sentenza recente

Il raid, stando alle ricostruzioni, assume un significato particolare poiché avvenuto a soli due giorni dalla sentenza della Corte d’Appello di Roma su un procedimento legato al clan Gambacurta, anche se i dettagli giudiziari non sono stati esplicitati nelle comunicazioni ufficiali. Questo contesto temporale, unito alla natura del bene colpito, solleva interrogativi sulle reali motivazioni dietro il gesto, che appare come una risposta violenta al percorso di riscatto avviato nel quartiere. I responsabili della gestione, però, hanno già ribadito la loro determinazione a non interrompere le attività, considerando l’accaduto un ulteriore motivo per proseguire nel solco tracciato.

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