Vandalizzato il liceo Righi, il preside: «È violenza, non politica»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La mattina del 9 febbraio, al rientro dalle attività del fine settimana, il personale del prestigioso liceo scientifico Righi, situato nel quartiere Sallustiano a Roma, si è trovato di fronte a una scena di devastazione. I vandali, approfittando della notte, avevano compiuto un'incursione sistematica nella sede succursale di via Boncompagni, arrestando danni ingenti che hanno costretto alla sospensione delle lezioni per diversi giorni. Porte e vetri di alcune aule risultavano danneggiati, mentre gli estintori erano stati scaricati, contribuendo a un quadro di caos e distruzione che ha immediatamente allertato le forze dell'ordine.

Le scritte e il calcolo dei danni

Oltre alla furia distruttiva, a colpire sono state le scritte lasciate sui muri dell'istituto, le quali, come ha sottolineato con amarezza il dirigente scolastico Giovanni Cogliandro – arrivato alla guida del Righi solo a settembre –, nulla hanno a che vedere con una legittima espressione politica. Sulla facciata esterna della scuola, in una delle strade più eleganti della capitale, è infatti comparsa la frase «Righi fascista la scuola è nostra», accompagnata dal disegno di una svastica. Una dichiarazione di intenti che trasuda intimidazione, più che un manifesto ideologico, e che si inserisce in un clima di tensione percepibile in diverse realtà scolastiche. Le prime stime sui costi dell'accaduto, fornite dal delegato all'edilizia scolastica della Città Metropolitana, parlano di una cifra che si aggira intorno ai diecimila euro, sebbene valutazioni successive possano averla rivista leggermente al rialzo.

La reazione della scuola e il contesto

La risposta del preside Cogliandro è stata netta e senza mezzi termini, tesa a demarcare una linea invalicabile tra attivismo e teppismo. «Questa non è politica. Questa è solo violenza, nella sua manifestazione più orribile», ha dichiarato, evidenziando come l'episodio rappresenti un attacco all'istituzione scolastica in quanto tale, un luogo che deve rimanere uno spazio di crescita e confronto libero da minacce. La sua affermazione, «Ma non ci intimidiranno», suona come un monito deciso a chiunque voglia usare la scuola come un campo di battaglia per propagandare simboli e messaggi di odio. L'episodio romano, peraltro, non appare isolato, ma sembra riflettere una preoccupante tendenza che vede altri istituti coinvolti in azioni similari, con comparse di saluti romani e bandiere di regime, fatto che ha sollevato interrogazioni parlamentari al Ministro dell'Istruzione.

Le indagini e il percorso giudiziario

Le forze dell'ordine sono al lavoro per identificare i responsabili del grave atto vandalico, esaminando le prove raccolte all'interno e all'esterno dell'edificio. L'inchiesta, che procede nel solco di altre indagini su fatti analoghi, dovrà accertare le dinamiche precise dell'incursione e ricostruire la catena degli eventi che ha portato alla deturpazione della scuola. Il percorso giudiziario, come in casi del genere, sarà volto non solo a punire gli autori materiali per i danni al patrimonio pubblico, ma anche a chiarire la natura e la finalità delle scritte apologistiche, le quali rappresentano un elemento aggravante che trasforma un semplice atto di teppismo in un gesto dal forte valore simbolico e intimidatorio.

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