Kasanova passa al gruppo Pamaf di Antonio Bernardo, arriva il sì del cda all’offerta di acquisizione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il risiko dei casalinghi italiani trova un nuovo, decisivo capitolo con l’ingresso di Pamaf nel capitale di Kasanova. La holding imprenditoriale guidata da Antonio Bernardo, imprenditore napoletano già noto per la sua precedente esperienza in Piazza Italia, ha visto la propria offerta vincolante per il 100% delle azioni della catena di Arcore essere formalmente accettata dal consiglio di amministrazione della società brianzola. L’operazione, il cui valore economico non è stato reso noto, si pone l’obiettivo dichiarato di fornire un sostegno immediato alla liquidità aziendale e di gettare le basi per un rilancio strutturale dell’insegna, attiva nella vendita di articoli per la casa, complementi d’arredo e tessuti.

La decisione del board di Kasanova, maturata all’esito di valutazioni approfondite che hanno incrociato profili industriali, economici e giuridici, è stata motivata con la solidità e la serietà della proposta pervenuta dal gruppo campano. Una proposta che, nelle intenzioni, dovrebbe consentire all’azienda fondata da Giannina Fontana di uscire rapidamente dalla fase di composizione negoziata della crisi in cui si trova da circa un anno e mezzo, permettendole al contempo di avviare un percorso di ottimizzazione del business. Non si tratta solo di risanare, ma di guardare avanti: tra gli obiettivi figura anche un piano per l’apertura di nuovi punti vendita, a testimonianza di una strategia che punta a coniugare il consolidamento finanziario con una rinnovata spinta commerciale.

Dal tavolo del Mimit alla fumata bianca, il percorso di un'operazione seguita da vicino

La conferma ufficiale dell’intesa è giunta al termine di un tavolo convocato presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove Pamaf ha ribadito l’impegno a portare a termine il percorso di rilancio. L’interesse della holding per Kasanova non era, del resto, una novità assoluta: se ne parlava già nelle settimane precedenti, quando la società di Bernardo si era fatta avanti dopo il passo indietro di OVS. Il gruppo veneto, che a novembre aveva presentato una propria offerta, aveva infatti fatto decadere la proposta ai primi di febbraio, aprendo di fatto la strada a un nuovo soggetto. Una finestra, quella, che Pamaf ha sfruttato presentando una manifestazione di interesse prima e l’offerta vincolante poi, portando infine alla delibera positiva del cda di Kasanova.

Il ministero, nel prendere atto dell’evoluzione positiva della vicenda, ha sottolineato la rilevanza della presenza di un investitore italiano disposto a immettere risorse concrete nel settore della distribuzione organizzata. L’accordo prevede il subentro di Pamaf nell’intero capitale sociale e, stando alle dichiarazioni rilasciate da Maurizio Ghidelli, amministratore delegato di Kasanova, l’operato di Bernardo è stato accolto con favore dal management storico. Ghidelli, in una nota, ha espresso orgoglio per l’ingresso di un imprenditore che ha definito “un uomo di valori e di parola”, capace di unire le forze per riportare l’azienda al successo.

Numeri e strategie per il rilancio di un colosso del retail

L’acquisizione riguarda una realtà di primo piano nel panorama commerciale italiano. Kasanova, che ha trasformato il suo modello di business negli anni Novanta passando dalla vendita all’ingrosso alla catena in franchising, può contare su una rete capillare che si aggira intorno agli ottocento punti vendita tra negozi diretti, affiliate e corner presso grandi superfici specializzate. Un apparato distributivo che dà lavoro a circa cinquemila persone, un numero che rende l’operazione delicata anche sotto il profilo occupazionale, sebbene l’obiettivo dichiarato dal nuovo proprietario sia quello di preservare e sviluppare la struttura. Il fatturato consolidato, nell’ultimo esercizio, ha sfiorato i trecento milioni di euro, un dato che evidenzia la forza commerciale del marchio nonostante le difficoltà di redditività emerse negli ultimi tempi a causa di costi generali giudicati eccessivi rispetto alle performance.

L’intervento di Pamaf, società con base a Napoli e attiva principalmente nella commercializzazione all’ingrosso di infissi in PVC per il mercato europeo, rappresenta dunque una diversificazione significativa. Per Antonio Bernardo, che nei mesi scorsi ha ceduto la propria quota in Piazza Italia al fratello Luigi concentrandosi su altri progetti, questa acquisizione costituisce un ritorno in grande stile nel mondo del retail. Il piano che ha convinto il cda prevede, oltre al completamento delle misure di risanamento già avviate, un lavoro di modernizzazione del format e dell’efficienza operativa. L’obiettivo è quello di alleggerire la struttura dei costi per restituire margini all’insegna, mantenendo al contempo un ritmo di sviluppo che includa nuove aperture. La partita, ora, si sposta sul piano industriale che dovrà essere dettagliato nei prossimi incontri istituzionali già calendarizzati al Mimit, dove si valuterà l’evoluzione della strategia e il suo impatto sulla rete vendita e sull’occupazione.

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