Torri di Quartesolo, il giallo sulla morte di Diana Canevarolo tra sospetti e un precedente inquietante
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La tranquillità della campagna vicentina è stata lacerata da un ritrovamento drammatico, quello del Corpo di Diana Canevarolo, una donna di 49 anni rinvenuta senza vita nel cortile della sua abitazione a Torri di Quartesolo. La scena, descritta come agghiacciante dai primi soccorritori, presentava la donna in una pozza di sangue, con un grave trauma cranico e un segno sul collo, elementi che hanno immediatamente sollevato interrogativi pressanti sulle dinamiche della morte. L’ipotesi del suicidio, sebbene presa in considerazione nelle primissime fasi, è stata categoricamente respinta dai familiari, i quali sottolineano come il luogo del ritrovamento, con la finestra chiusa e un tetto inaccessibile, renda implausibile una tale ricostruzione. La procura, per questo, orienta le sue indagini lungo due binari paralleli e distinti: quello di un incidente fortuito, forse una caduta, e quello, molto più fosco, di un’aggressione volontaria.
Il racconto del figlio e un precedente rivelatore
A rendere più complesso e oscuro il quadro contribuisce una rivelazione fatta dal figlio della vittima, Nicolò, il quale ha ricordato un episodio precedente che ora assume i contorni di un inquietante presagio. La donna, infatti, aveva confidato ai suoi cari di avere notato, in una circostanza non precisata temporalmente, dei ladri introdursi nel cortile di casa; costoro, una volta accortisi della sua presenza, si sarebbero poi allontanati senza portare a termine il furto. Questo aneddoto, che potrebbe apparire come un fatto isolato, si carica oggi di una pesante significatività, gettando un’ombra di sospetto sulla possibilità che la morte di Diana Canevarolo sia legata a una rapina, forse tentata nuovamente e culminata in tragedia. Il figlio, nel riferire il fatto, ha implicitamente tracciato un legame tra quel tentativo andato a vuoto e la fine della madre, pur nella consapevolezza che solo le indagini potranno stabilire nessi certi.
Le parole del compagno e l’attesa degli accertamenti
Il compagno della donna, attraverso le parole dell’inviata Ilaria Dalle Palle durante la trasmissione “Ore 14”, ha fornito ulteriori dettagli sulla disposizione della casa nella notte del fatto, spiegando che Diana era solita dormire in una taverna al piano terra, mentre lui e il figlio riposavano al piano superiore. Questa separazione, del tutto abituale, ha purtroppo creato le condizioni per cui il dramma si è consumato senza che i familiari potessero accorgersene in tempo. Le dichiarazioni del compagno e del figlio, rilasciate in televisione per la prima volta dopo il trauma, descrivono una vita trasformata in incubo e una ricerca di giustizia che passa necessariamente attraverso la luce della verità. La loro testimonianza, oltre a essere un atto di dolore, rappresenta anche una pressione affinché le indagini proseguano senza intoppi.
Gli sviluppi investigativi in corso
Al centro del lavoro degli inquiretti vi sono ora due elementi ritenuti potenzialmente decisivi. Da un lato, l’esecuzione dell’autopsia, il cui rinvio ha dilatato i tempi della risposta scientifica sulle cause precise del decesso e sulla natura delle lesioni riscontrate; dall’altro, la possibile esistenza di immagini riprese da una telecamera di videosorveglianza che inquadrerebbe l’area del cortile. Quest’ultimo dettaglio, se confermato e se il dispositivo era in funzione, potrebbe offrire la prova definitiva per discriminare tra l’ipotesi accidentale e quella criminale. L’avvocato della famiglia, Cesare Del Maso, intervenuto pubblicamente per chiedere chiarezza, ha ribadito l’importanza di una perizia accurata e dell’analisi di ogni possibile fonte di prova, nella speranza che la tecnica riesca a sciogliere i nodi che ancora avvolgono la morte di Diana Canevarolo.




