Roddick: «Sinner arriva da favorito a Parigi come lo era Nadal»
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Redazione Sport
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I numeri di Jannik Sinner in questa stagione – va detto senza enfasi retorica – stanno assumendo contorni che qualcuno, forse con eccessiva prudenza, avrebbe fino a poco tempo fa definito persino "irreali". La vittoria agli Internazionali Bnl d’Italia, l’ultima opera in ordine cronologico di un mosaico iniziato in California con il trionfo a Indian Wells, ha restituito al paese un trofeo che mancava da esattamente mezzo secolo: dal lontano 1976, quando fu Adriano Panatta a sollevarlo. Ed è stato proprio Panatta, va ricordato, a premiare personalmente il numero uno al mondo sul Centrale del Foro Italico, in una cerimonia che aveva comunque il sapore della chiusura di un cerchio. Ora, per l’altoatesino, si apre una parentesi breve ma preziosa: rientro a casa lunedì sera, atterraggio all’aeroporto di Bolzano a bordo di un jet privato, e poi subito verso Sesto Pusteria. Lì lo attendono la famiglia e la fidanzata, la modella danese Laila Hasanovic, per qualche giorno di riposo in un resort con lago privato, prima della partenza per Parigi.
Il parallelo con Nadal secondo Roddick
Andy Roddick, che di certe pressioni se ne intende per averle vissute sulla propria pelle contro un mostro sacro come Roger Federer, ha usato parole pesanti – nel senso più nobile del termine – per descrivere lo stato d’animo con cui Jannik Sinner si appresta ad affrontare il Roland Garros. «Arriva da favorito – ha detto l’ex campione statunitense – esattamente come lo era Rafael Nadal quando metteva piede sulla terra battuta». Un paragone, quest’ultimo, che non ammette mezze misure: Nadal, sulla superficie rossa, ha rappresentato per quasi due decenni un’assolutezza statistica e simbolica contro cui ogni pronostico diventava superfluo. Roddick, con quella dichiarazione, non si è limitato a elogiare il momento di forma dell’azzurro; ha invece voluto sottolineare come il peso dell’attesa, ormai, non gravi più sugli avversari di Sinner, ma interamente sulle sue spalle. E il fatto che lo speaker del torneo, Carlo Nicoletti, abbia definito «incredibile» l’emozione di annunciare il nome del campione sul Centrale – raccontando nel contempo la commozione di Lorenzo Musetti – fornisce la misura di un clima ormai consolidato.
Il conto alla rovescia per Parigi e il confronto con Djokovic
Da giovedì, Sinner sarà già a Parigi per preparare l’ultimo grande appuntamento stagionale sulla terra rossa. E qui i numeri, quelli freddi, continuano a rincorrersi con un effetto quasi ipnotico: gli straordinari risultati del tennista altoatesino rimandano, inevitabilmente, a Novak Djokovic. La carriera del numero uno del mondo fino a oggi – e cioè fino a pochi giorni prima dei 25 anni, dal momento che il quarto di secolo lo festeggerà il 16 agosto – è incredibilmente simile, per titoli vinti e per traiettoria, a quella che fu del serbo alla stessa età. Anzi: Jannik ha ancora più di due mesi di tempo per migliorare il proprio bottino e rendere il confronto persino impari con il tennista più vincente della storia. Non è un dettaglio da poco, se si considera che il paragone con Djokovic, finora, è stato sempre proposto in chiave di rincorsa. Oggi invece, per la prima volta, si inverte la prospettiva: è Nole a guardare dall’alto dei suoi anni, ma è Sinner a dettare il passo del presente.
L’attesa per il sorteggio e la pressione del favorito
Nelle prossime ore, il sorteggio del tabellone maschile consegnerà all’azzurro il percorso verso l’eventuale secondo Slam della carriera. E se è vero che il Roland Garros resta il regno storico di Nadal – ormai, però, in una fase diversa della sua carriera – è altrettanto vero che nessuno, nei circoli internazionali, azzarda più sorprese. Sinner arriva a Parigi da numero uno del mondo, da vincitore del Masters 1000 di Roma, e con una fiducia che Roddick stesso, con la sua analogia, ha voluto consegnare alla storia piuttosto che al pronostico. La breve pausa a Sesto Pusteria, con la famiglia e la fidanzata, è servita proprio a isolare quella pressione, a trasformarla in combustibile. Ora, rimessa la racchetta in spalla, si vola verso la capitale francese. Lì, tra un mese, sapremo se il paragone con Nadal sulla terra era solo un’iperbole o l’anticipazione di un’altra era.




