Il Tesoro ritocca al rialzo le cedole del Btp Valore, chiuso il collocamento con una raccolta da oltre sedici miliardi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Si è chiuso venerdì 6 marzo, con un risultato che ha superato le attese della vigilia, il collocamento della settima emissione del Btp Valore, il Titolo di Stato dedicato esclusivamente al pubblico dei piccoli risparmiatori. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, come da prassi per questa tipologia di bond, ha atteso la conclusione dell’offerta per comunicare i tassi cedolari definitivi, che sono stati ritoccati al rialzo rispetto ai minimi garantiti annunciati il 27 febbraio. Una decisione, questa, presa per allineare la remunerazione del titolo all’evoluzione delle condizioni di mercato registrata negli ultimi giorni del collocamento, e che è stata accolta con favore dai sottoscrittori, i quali si sono visti riconoscere un rendimento superiore a quello inizialmente paventato.

Il bilancio finale dell’operazione parla di 16.222.584.000 euro raccolti, per un totale di 522.214 contratti validamente conclusi sulla piattaforma MOT di Borsa Italiana. Un risultato solido, che conferma l’appetito delle famiglie italiane per questo strumento, ma che, come spesso accade in queste circostanze, presenta due facce della stessa medaglia: da un lato la gioia di chi ha investito, dall’altro il costo che questa operazione comporta per le casse dello Stato e, di riflesso, per la collettività dei contribuenti.

L’adeguamento dei tassi e il meccanismo delle cedole step-up

Nel dettaglio, i tassi cedolari annui definitivi sono stati fissati al 2,60% per il primo e il secondo anno, al 3,20% per il terzo e il quarto, e infine al 3,80% per il quinto e il sesto anno. Un miglioramento rispetto ai minimi garantiti, che erano rispettivamente del 2,50%, del 2,80% e del 3,50%. Questo aggiustamento, come spiegato nei giorni scorsi anche da Ciro Pietroluongo, direttore generale di Mts, la società che gestisce la piattaforma all'ingrosso dei titoli di Stato, è stato reso necessario dal mutamento del quadro macroeconomico: le tensioni geopolitiche e le loro ricadute sui mercati finanziari hanno spinto verso l'alto i rendimenti, rendendo i livelli minimi non più competitivi. Il titolo, che ha data di godimento il 10 marzo 2026 e scadenza il 10 marzo 2032, manterrà per l'intera durata la struttura delle cedole crescenti, un meccanismo step-up di 2+2+2 anni pensato per premiare la fedeltà dell'investitore, al quale è riconosciuto, in via residuale, anche un premio fedeltà finale dello 0,8% per chi detiene il bond fino alla scadenza.

I numeri della raccolta e il profilo del sottoscrittore

Osservando i flussi di sottoscrizione, emerge un andamento in fisiologico calo nel corso della settimana, come è normale che sia per queste operazioni. Si è partiti con un debutto da record lunedì 2 marzo, quando la raccolta aveva già superato i 6,04 miliardi di euro, con oltre 176.000 contratti, un dato superiore a quello dell'emissione dello scorso ottobre. Nei giorni successivi, martedì e mercoledì, gli ordini hanno continuato ad affluire, seppur con ritmi via via decrescenti, portando il totale a superare i 13 miliardi già prima dell'ultima giornata. L'ultimo giorno, venerdì, ha visto un'accelerazione nella parte finale della mattinata, con gli investitori intenzionati a non farsi sfuggire l'opportunità di aggiudicarsi le cedole definitive, che nel frattempo erano state ritoccate al rialzo. Il numero totale di contratti, oltre 522 mila, indica una partecipazione diffusa e polverizzata sul territorio, con un ticket medio che si attesta poco al di sopra dei 30 mila euro.

Il costo per l’emittente e l’onere per i contribuenti

Se dal punto di vista dei risparmiatori la notizia è positiva, non si può però ignorare l'altra faccia della medaglia, ovvero il costo che questa emissione comporta per il Tesoro. Ogni punto percentuale in più di cedola si traduce, per lo Stato, in un maggior esborso di interessi passivi, che vanno a gravare sul debito pubblico e, in ultima analisi, sulle tasche di tutti i contribuenti, anche di coloro che non hanno sottoscritto il titolo. Con una raccolta superiore ai 16 miliardi, l'aggravio di spesa per interessi, seppur distribuito su sei anni, non è trascurabile. Già in passato, analizzando le precedenti emissioni di Btp Valore, era emerso come l'onere pro-capite per i cittadini potesse arrivare a cifre significative, considerando l'ammontare complessivo delle cedole e dei premi fedeltà da corrispondere. Un paradosso solo apparente, questo, che vede i risparmiatori italiani premiati nella loro veste di investitori, ma che contestualmente aumenta il peso sulle loro spalle in qualità di contribuenti, chiamati a farsi carico del maggiore esborso per interessi deciso dal Tesoro per rendere più appetibile il proprio debito.

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