Juventus-Verona, Spalletti ritrova un attaccante e scioglie due nodi a centrocampo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La vigilia di Juventus-Verona, per quanto possa sembrare paradossale considerando il divario in classifica, si tinge di sfumature tattiche non banali. Gli scaligeri, giunti allo Stadium con la matematica certezza della retrocessione in Serie B dopo la vittoria del Lecce nell’anticipo del venerdì, rappresentano un avversario che Luciano Spalletti, di fronte ai giornalisti, ha invitato a non sottovalutare proprio perché libero da quella tensione che, a volte, blocca più di un avversario nobile. La Juventus, dal canto suo, arriva da quel pareggio tra Como e Napoli che ha riaperto discorsi interessanti nella parte alta della classifica: una vittoria contro l’Hellas consentirebbe ai bianconeri di accorciare sul secondo posto, allungando al contempo sui lariani, in una corsa che per il tecnico di Certaldo non è mai stata solo matematica.

Spalletti e la differenza tra quarto posto e Champions: “Non è una questione di calcoli”

È stato proprio Luciano Spalletti, nella conferenza stampa che ha preceduto il match, a tracciare una linea netta – quasi filosofica, verrebbe da dire – tra il semplice obiettivo del quarto posto e l’appartenenza ideale alla Champions League. “Se pensi al quarto posto ti comporti da squadra che vuol difendere qualcosa, se pensi alla Champions ti comporti da squadra che vuol dimostrare qualcosa”, ha spiegato l’allenatore bianconero, usando una massima che suona più come un monito interiore che come una semplice analisi della classifica. Sentendo parlare di calcoli in questi giorni, Spalletti ha ribadito che il problema non è la matematica bensì il livello, quel “rendimento quotidiano” che una squadra deve mantenere indipendentemente dall’avversario. Ha parlato del “buco nello stomaco” lasciato da Milan-Juventus, ammettendo che in quella circostanza i suoi si sono adattati agli avversari invece di imporre il proprio gioco, e ha speso parole precise su Dusan Vlahovic, definendolo un giocatore che tiene alla Juventus e che possiede giocate – quelle di qualità, di incisione – delle quali la squadra troppo spesso sente la mancanza.

I due dubbi e il grande ritorno che cambia i piani

Se le certezze, nella testa di Spalletti, sono legate a un blocco difensivo ormai rodato e alla presenza di un certo tipo di leadership in mezzo al campo, i nodi da sciogliere sono principalmente due, entrambi concentrati nella zona nevralgica del campo. Il primo riguarda la gestione di Yildiz, talento duttile ma dal rendimento altalenante, che l’allenatore sta ancora valutando se impiegare dal primo minuto o a partita in corso; il secondo, più strategico, è legato a una scelta di posizionamento e copertura a centrocampo, dove la Juventus deve trovare l’equilibrio per non farsi sorprendere dalle ripartenze di un Verona ormai senza timori. Il grande ritorno, però, è quello di un attaccante – reduce da un infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi per settimane – le cui caratteristiche di profondità e finalizzazione erano palesemente mancate nelle ultime uscite della squadra. Spalletti, senza sbilanciarsi sui tempi di utilizzo, ne ha comunque confermato la convocazione, lasciando intendere che quel pezzo di scacchiera potrebbe rivelarsi decisivo contro una difesa gialloblù già fragile psicologicamente.

La frecciata ai giornalisti e il ricordo del Bodo/Glimt

Nell’economia della conferenza stampa, non è mancata una stoccata velenosa – ma garbata, nel suo stile – rivolta alla stampa. Spalletti ha ricordato quanto fu scritto dopo alcune partite complicate della stagione, citando esplicitamente la trasferta col Bodo/Glimt, episodio che a suo avviso aveva generato narrazioni affrettate sul carattere o sulla tenuta mentale della squadra. “Ci siamo adattati a loro”, ha detto a proposito del Milan, quasi a voler ribadire che l’errore più grave per una squadra che ambisce alla Champions è rinunciare alla propria identità per inseguire quella avversaria. E mentre allo Stadium si prepara a ospitare un Verona già matematicamente in B, la Juventus sa che non può permettersi di abbassare la guardia: una vittoria, in questo contesto, varrebbe più di tre punti, perché cementerebbe quella differenza di “livello” di cui Spalletti parla come di un verdetto morale prima ancora che numerico.

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