Tragedia a Policiano, ladro muore dissanguato dopo un furto: era Cristea Arben, 46enne albanese
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Redazione Interno
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Il tentativo di furto in una villetta, nella frazione di Gorello, alle porte di Arezzo, si è trasformato in un dramma nella serata di venerdì 13 febbraio, quando uno dei malviventi, un uomo di 46 anni di origine albanese, è stato trovato senza vita in un vigneto a poche decine di metri dall’abitazione che, insieme a due complici, aveva appena tentato di svaligiare. La vittima, identificata dai carabinieri grazie ai documenti ritrovati nella tasca dei pantaloni, si chiamava Cristea Arben, residente nel Lazio e, come accertato dagli inquirenti, già noto alle forze dell’ordine per i suoi precedenti, una figura, la sua, destinata a rimanere per molti versi avvolta nel mistero, un fantasma calato nelle campagne aretine e finito, letteralmente, nella trappola mortale di una recinzione anti-cinghiali.
La dinamica dell’accaduto, al vaglio del sostituto procuratore Angela Masiello e della procuratrice capo Gianfederica Dito, entrambe intervenute personalmente sul luogo della tragedia per coordinare i rilievi del caso, vede il tentativo di intrusione compiersi intorno alle 20 e 30 di sera. I tre, dopo essersi introdotti nella proprietà, sarebbero stati sorpresi dal sistema di allarme, che ha immediatamente allertato i parenti dei proprietari, una coppia che in quel momento si trovava fuori per cena. È stato proprio un familiare, un uomo che risiede nelle vicinanze, a raggiungere l’abitazione e a trovarsi faccia a faccia con i malviventi; questi ultimi, per guadagnare terreno e aprirsi un varco nella fuga, hanno dapprima gettato a terra parte della refurtiva – argenteria e gioielli – e si sono poi lanciati in una corsa disperata nel buio dei campi circostanti, un intrico di vigneti e piccoli corsi d'acqua che caratterizzano la zona a sud del capoluogo toscano.
Durante quella fase concitata, il familiare, un avvocato in pensione, avrebbe estratto la sua pistola regolarmente detenuta ed esploso due colpi in aria, un gesto puramente intimidatorio che, stando a quanto emerso finora e alle prime verifiche dei carabinieri del reparto scientifico, non avrebbe in alcun modo raggiunto i fuggitivi. Questi ultimi, intanto, si erano dispersi nell'oscurità, ma qualcosa, nel percorso di uno di loro, ha preso una piega fatale. Poco dopo, infatti, dalla vegetazione sono giunti dei lamenti, poi il silenzio; i soccorritori, allertati dai residenti, hanno rinvenuto il senza vita di Cristea Arben a circa un centinaio di metri dalle villette, disteso in un orto dopo essersi, probabilmente, trascinato per una cinquantina di metri nel tentativo disperato di mettersi in salvo.
La recinzione anti-cinghiali, una lama nel buio: la dinamica della ferita mortale
L'ipotesi investigativa, suffragata dai primi accertamenti autoptici eseguiti all'obitorio dell'ospedale di Arezzo, è che il 46enne, nella foga di allontanarsi e sfruttando l'oscurità per non essere riconosciuto, abbia tentato di scavalcare un dislivello o un piccolo rio, finendo rovinosamente su una barriera metallica installata nella zona per impedire il passaggio di cinghiali e lupi. Una rete, quella contro gli animali selvatici, che in alcune aree risulta essere elettrificata e dotata di punte acuminate, una difesa del territorio che in questo caso si è trasformata in una trappola letale. L'impatto, violento e improvviso, ha provocato una profonda lacerazione all'altezza dell'inguine, con il taglio netto della vena femorale, un vaso sanguigno primario la cui recisione causa una emorragia copiosa e inarrestabile in pochissimi minuti, un destino segnato per l'uomo che, abbandonato al suo destino dai due complici prontamente dileguatisi, non ha avuto scampo.
Le indagini dei carabinieri della compagnia di Arezzo si concentrano ora sulla caccia ai due complici, riusciti a far perdere le proprie tracce nelle campagne circostanti, forse agevolati da un mezzo lasciato nelle vicinanze, e si valutano anche eventuali collegamenti con un altro furto messo a segno nella stessa serata in una zona limitrofa, un dettaglio che lascia supporre come la banda fosse particolarmente attiva. La procura, nel frattempo, sta cercando di ricostruire ogni singolo passaggio di quella tragica mezz'ora, ascoltando i testimoni ed esaminando i reperti, mentre la salma, a disposizione dell'autorità giudiziaria, rimane in attesa che venga sciolta la riserva per l'autopsia che dovrà confermare in via definitiva le cause dello choc emorragico. Policiano e le sue frazioni, luoghi di solito tranquilli della campagna toscana, si risvegliano così con il peso di una notte di paura e di morte, con gli abitanti che da tempo lamentano l'assedio delle bande di ladri e che ora si trovano a fare i conti con un epilogo che nessuno avrebbe potuto immaginare.




