Tragedia a Gorello, ladro muore dissanguato dopo un tentativo di furto: infilzato da una recinzione anti-cinghiali mentre fuggiva con i complici
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Redazione Interno
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La notte tra venerdì 13 e sabato 14 febbraio si è trasformata in una tragedia nelle campagne di Gorello, piccola frazione di Policiano alle porte di Arezzo, dove un uomo di 46 anni, Cristea Arben, di origini albanesi, è morto dissanguato dopo esserne rimasto infilzato su un paletto di una recinzione metallica, una barriera per altro parzialmente elettrificata e installata tempo addietro per proteggere i terreni e le coltivazioni dalle incursioni dei cinghiali, mentre tentava di darsi alla fuga insieme ad altri due complici al termine di un tentato furto in una villetta bifamiliare della zona. L’allarme, secondo una prima e dettagliata ricostruzione operata dai carabinieri della compagnia di Arezzo giunti prontamente sul posto insieme al personale del 118 e alla stessa procuratrice capo Gianfederica Dito, che ha voluto seguire personalmente le fasi iniziali delle indagini, era scattato intorno alle 20 e 30, quando i malviventi, dopo aver forzato con un trapano un infisso sul retro dell’abitazione, si erano introdotti all’interno mentre i proprietari erano fuori per la cena. Ad accorgersi di quanto stava accadendo, però, erano stati alcuni parenti che vivono in una casa attigua, allertati dal sistema di sicurezza: una di loro, un avvocato in pensione di 76 anni, regolarmente detentore dell’arma, era uscito di casa ed aveva esploso due colpi di pistola in aria, esclusivamente a scopo intimidatorio come lui stesso ha poi dichiarato agli inquirenti, per mettere in fuga i ladri e scongiurare peggiori conseguenze, sottolineando, tra l’altro, come la sorella fosse già stata vittima di una rapina violenta circa dieci anni fa, un episodio che probabilmente gli aveva lasciato un profondo senso di timore e di esasperazione per la recrudescenza di certi fenomeni criminali nelle aree isolate.
I tre malviventi, vistisi scoperti e sorpresi dall’improvvisa reazione del proprietario, si erano subito dati a una fuga precipitosa e disordinata attraverso i campi e i vigneti che circondano la proprietà, gettando via parte della refurtiva, composta principalmente da argenteria e alcuni monili, nel tentativo di alleggerirsi e correre più velocemente nelle campagne buie e sconnesse, ma nel corso di quella corsa disperata uno di loro, appunto Cristea Arben, era rovinosamente caduto mentre cercava probabilmente di scavalcare un terrazzamento o un piccolo corso d'acqua, finendo dritto contro uno dei paletti di sostegno della recinzione anti-cinghiali, riportando una profonda lacerazione all’altezza della coscia che gli aveva reciso l’arteria femorale, una ferita che, per sua natura, provoca una perdita di sangue imponente e rapidissima, tanto che l’uomo, nonostante abbia tentato di trascinarsi per alcune decine di metri, si è accasciato al suolo esanime in un orto poco distante, abbandonato dai complici che non si sono fermati a prestargli soccorso e che sono tuttora ricercati dai carabinieri, i quali stanno setacciando la zona e analizzando i filmati delle telecamere di sorveglianza per risalire alla loro identità e al loro mezzo di trasporto, un’auto sospetta che alcuni residenti avrebbero notato aggirarsi con fare circospetto nei giorni precedenti.
Dell’uomo, la cui salma è stata recuperata intorno alle due di notte e successivamente trasportata all’obitorio dell’ospedale San Donato di Arezzo dove il medico legale ha eseguito l’autopsia, si è potuta ricostruire con una certa precisione l’identità grazie ai documenti che aveva con sé al momento del decesso, ed è emerso che Cristea Arben, quarantaseienne di origine albanese, era un soggetto irregolare sul territorio nazionale, con diversi precedenti specifici per reati contro il patrimonio e, secondo le prime e frammentarie informazioni raccolte dagli investigatori, la sua base logistica, così come quella dell’intera banda di cui faceva parte, sarebbe da ricercare nell’area a sud di Roma, nel Lazio, da dove il gruppo sarebbe partito nella giornata di venerdì per poi risalire lungo l’autostrada A1, o forse usando un percorso di strade secondarie per non essere intercettati, con l’intenzione di mettere a segno una serie di colpi in quella zona collinare, tant’è che nella stessa serata, prima del tragico episodio, si erano già verificate almeno altre due segnalazioni sospette di tentativi di intrusione in abitazioni vicine, circostanza che confermerebbe la pianificazione di un vero e proprio raid criminale. Nessuna responsabilità penale, al momento, sembra profilarsi a carico del proprietario di casa che ha sparato in aria, la cui posizione è al vaglio della procura guidata dal pm Angela Masiello, ma da cui è esclusa al momento qualsiasi correlazione diretta tra quei colpi esplosi a scopo intimidatorio e la morte del malvivente, dal momento che i proiettili non lo hanno raggiunto e che il decesso è avvenuto per cause del tutto accidentali legate alla conformazione del terreno e alla presenza di quelle barriere metalliche, anche se la perizia balistica disposta dalla procura dovrà chiarire con esattezza l’esatta sequenza temporale degli eventi per fugare ogni possibile dubbio in un’inchiesta complessa e delicata come questa.
Una morte assurda nel buio delle campagne, mentre i complici dileguano e gli inquirenti cercano collegamenti con altri furti
Il senza vita di Arben, riverso in un vigneto a poca distanza dalla recinzione assassina, rappresenta l’epilogo drammatico e paradossale di una notte di criminalità finita nel peggiore dei modi, e mentre i carabinieri proseguono senza sosta le ricerche dei due complici che si sono dileguati nel buio, lasciando il complice al suo tragico destino, gli investigatori stanno anche cercando di accertare se la stessa banda possa essere responsabile di altri furti messi a segno nei dintorni nelle ore immediatamente precedenti, visto che, come emerso dalle chat di vicinato e dalle prime testimonianze raccolte, già intorno alle 20 un’altra casa poco distante sarebbe stata presa di mira con la stessa tecnica della forzatura degli infissi, un modus operandi che farebbe pensare a una certa professionalità e organizzazione del gruppo. La recinzione, un manufatto agricolo realizzato per difendere le proprietà dagli animali selvatici, è diventata così, involontariamente, uno strumento mortale, e i rilievi della scientifica, resi più complessi dalla forte pioggia caduta nella mattinata successiva, si sono concentrati proprio su quel paletto e sul punto esatto in cui il ladro è caduto, per capire se la dinamica della caduta possa essere stata influenzata dall’oscurità e dalla conformazione scoscesa del terreno. Le indagini, coordinate congiuntamente dalla procura di Arezzo e dai militari dell’Arma, si concentrano ora sulla ricerca dei due fuggitivi e sulla verifica dei loro spostamenti, partendo proprio dall’ipotesi che la banda, partita dal Lazio, avesse pianificato di fare ritorno nella stessa notte dopo aver accumulato refurtiva, un piano criminale che si è infranto contro una recinzione di ferro e una dissanguamento fatale in pochi, interminabili secondi.




