Kyriakos Pierrakakis, il ministro che guida l'Eurogruppo oltre le vecchie divisioni
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Redazione Esteri
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L'Eurogruppo volge pagina, affidando la sua presidenza al greco Kyriakos Pierrakakis, un passaggio che di per sé segna un momento simbolico di rilievo per l'architettura politica della moneta unica. Il ministro delle Finanze di Atene, che ha superato il contendente belga grazie a un sostegno tedesco descritto come determinante, raccoglie infatti l'eredità di Paschal Donohoe in un'epoca in cui le tradizionali fratture continentali – quelle tra Nord e Sud, tra Est e Ovest, tra nazioni definite con una certa approssimazione “frugali” e altre bollate come “spendaccione” – appaiono, secondo la sua stessa analisi, notevolmente attenuate. Una percezione, la sua, che trae linfa dalla constatazione di sfide comuni e sempre più pressanti, le quali renderebbero ormai anacronistico il perpetuarsi di sterili antagonismi e imporrebbero, al contrario, l'elaborazione condivisa di politiche altrettanto comuni.
Un mandato operativo tra Draghi e Letta
Il suo, un mandato della durata di due anni e mezzo che si prospetta operativo e concentrato sulla concretezza, avrà il compito di tradurre in atti amministrativi e decisioni politiche le raccomandazioni contenute nei due rapporti cardine sulla futura competitività dell'Europa. Quello di Mario Draghi, da un lato, e quello di Enrico Letta sul completamento del mercato unico, dall'altro, costituiscono infatti le bussole di un lavoro che Pierrakakis intende svolgere con una marcata attenzione alla rapidità esecutiva e all'agilità procedurale. La sua visione, pertanto, punta a superare gli stalli diplomatici attraverso una cooperazione rafforzata tra gli Stati membri, considerata la sola via percorribile per conseguire i risultati che l'urgenza dei tempi richiede, in special modo nel delicato processo di revisione delle regole di governance fiscale.
Il peso simbolico di una scelta politica
La scelta di un esponente greco, la cui nazione è uscita solo di recente da un regime di sorveglianza rafforzata senza precedenti storici, non può essere liquidata come una semplice rotazione tecnica. Essa rappresenta, piuttosto, un segnale politico di continuità e, in un certo senso, di normalizzazione dopo le tensioni degli anni della crisi del debito sovrano, quando Atene era considerata il “paziente” più difficile dell'intera area euro. L'elezione, maturata nel corso della riunione di Bruxelles, indica una volontà di guardare avanti, sebbene in un contesto internazionale complesso dove la tenuta macroeconomica dell'Eurozona dovrà fare i conti con scenari geopolitici instabili e con le ripercussioni delle scelte della nuova amministrazione statunitense guidata dal presidente Donald Trump.
La sfida dell'agilità in un'architettura complessa
La vera prova per il neopresidente, comunque, consisterà nell'armonizzare la necessità di celerità, da lui più volte evocata, con i ritmi spesso dilatati e le mediazioni obbligate che caratterizzano il funzionamento delle istituzioni europee. L'agilità decisionale, che è un prerequisito per affrontare le transizioni verde e digitale o per coordinare politiche di difesa comuni in risposta alle minacce esterne, dovrà dunque essere ricercata all'interno di un quadro giuridico e politico che, per sua natura, favorisce la ponderazione. Pierrakakis, il cui profilo tecnico è associato a una significativa esperienza di governo, si troverà a operare proprio su questo crinale, tentando di sciogliere i nodi che hanno finora impedito al mercato unico di esprimere appieno il suo potenziale e di dotare l'Europa di una competitività adeguata allo scenario globale.




