Conte: "Nessuno mi ha chiamato per la Nazionale". L'ex ct apre ma si defila
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Redazione Sport
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Niente da fare per Antonio Conte, almeno per il momento. L'allenatore salentino, intervistato da Diletta Leotta nel pre-partita della finale del Mondiale Under 20 trasmesso da DAZN, ha messo un punto fermo sulle voci che lo vorrebbero sulla panchina della Nazionale italiana. "Se sono stato contattato? No", ha tagliato corto l'ex tecnico del Napoli, chiudendo di fatto una delle piste più calde per la successione al ct Luciano Spalletti.
Un'indiscrezione che circolava con insistenza negli ambienti del calcio italiano e che ora, almeno per quanto riguarda un contatto diretto, viene ufficialmente smentita dall'interessato.
Un passato da ct e un presente di riflessione
Conte, che ha già ricoperto il ruolo di commissario tecnico tra il 2014 e il 2016 guidando l'Italia fino ai quarti di finale dell'Europeo, non ha però chiuso del tutto la porta a un eventuale ritorno. "Io sono già stato Ct ed è stata sicuramente una bellissima esperienza", ha ricordato il mister, dimostrando di nutrire ancora un affetto particolare per la maglia azzurra. Tuttavia, la sua posizione attuale appare quella di un uomo che ha scelto di mettere in pausa la carriera per ritrovare sé stesso, lontano dal vortice delle panchine quotidiane.
"Non lo so quanto resisterò – ha confessato riferendosi alla pausa dal calcio giocato – ma sono molto sereno, so di aver preso la decisione che sentivo di prendere. Sono molto sereno, poi vedremo il futuro cosa riserva ma senza particolari assilli". Parole che dipingono un tecnico in attesa, certo, ma senza quell'urgenza o quella frenesia che spesso caratterizza i grandi allenatori rimasti senza squadra.
Il nodo della condivisione e il fattore Maldini
A complicare ulteriormente il quadro, o forse a chiarirlo, è la situazione dirigenziale che si è venuta a creare in Federcalcio. Con la nomina di Paolo Maldini come nuovo direttore tecnico dell'Italia, affiancato al presidente Gabriele Gravina e al numero uno del CONI Giovanni Malagò, la scelta del prossimo ct dovrà necessariamente essere condivisa e condivisibile. E proprio su questo aspetto Conte ha voluto dare un suo contributo, a prescindere dal proprio coinvolgimento personale.
"Quello che posso dire è che la cosa più importante è che ci sia condivisione nella scelta, che si sposi questa scelta senza se e senza ma", ha sottolineato l'allenatore. Un concetto che ribadisce la necessità di un progetto tecnico unitario, in cui la figura del commissario tecnico sia perfettamente allineata con la nuova struttura dirigenziale guidata da Maldini. Conte, d'altronde, ha sempre dimostrato di prediligere contesti in cui il potere decisionale sia chiaro e il rapporto con i dirigenti sia trasparente e lineare.
Un casting a tre che si restringe
Con l'esclusione (almeno per ora) di Conte, il cerchio dei candidati per la panchina della Nazionale si stringe inevitabilmente su altri due nomi di altissimo profilo. Andrea Pirlo e Roberto Mancini restano le opzioni più calde, anche se per l'ex tecnico della Juventus e della Turchia si tratterebbe di un ritorno in patria dopo le esperienze all'estero, mentre per Mancini si parlerebbe di un clamoroso ritorno a distanza di pochissimo tempo dalle dimissioni dello scorso agosto.
Entrambi i profili sono graditi alla nuova governance della Figc, e la mancanza di un contatto tra Conte e i vertici federali rende sempre più probabile una scelta orientata su uno di questi due interpreti. Resta da capire se la Federazione procederà con un annuncio lampo o se invece vorrà attendere la fine delle competizioni internazionali in corso per valutare con calma ogni opzione.
Nel frattempo, Conte sembra aver già preso la sua decisione: quella di godersi un po' di meritato riposo, lontano dalle pressioni e dai riflettori, senza però mai dire addio del tutto alla sua passione per il calcio che conta.




