Leopoli, un attentato nel cuore della notte: uccisa una giovane poliziotta, decine i feriti. E sulla capitale piovono missili
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Redazione Esteri
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La notte ucraina, quella che precede di poche ore il quarto anniversario dell'invasione su larga scala, è stata squarciata da esplosioni e non solo per via dei consueti allarmi aerei. A Leopoli, città lontana dalle linee del fronte e considerata un rifugio relativamente sicuro, si è consumato un episodio che le autorità locali non esitano a definire “atto terroristico”. È successo tutto intorno alla mezzanotte, nel centro storico del capoluogo galiziano, quando una pattuglia della polizia è intervenuta a seguito di una segnalazione per un’effrazione in un negozio. Appena gli agenti sono giunti sul posto, una prima deflagrazione li ha colpiti, seguita a breve distanza da una seconda esplosione – come hanno ricostruito i procuratori regionali – nel momento in cui un’altra squadra stava sopraggiungendo per prestare soccorso. Il bilancio, stando a quanto riferito dal presidente Volodymyr Zelensky e confermato dal sindaco Andrii Sadovy, è di una giovane agente di 23 anni uccisa e almeno altre venticinque persone rimaste ferite, alcune delle quali versano in condizioni critiche. Un sospettato è stato fermato, mentre la dinamica e la natura degli ordigni utilizzati, definiti “improvvisati” dagli inquirenti, sono al centro di un’indagine che punta a chiarire i contorni di un attentato che ha spezzato la quotidianità di una città finora solo marginalmente toccata dalla guerra diretta.
Mentre a Leopoli si contavano i danni e il dolore per la perdita della giovane poliziotta, il resto del Paese era sottoposto a una pressione militare costante. Nella sola notte tra sabato e domenica, le forze di Mosca hanno lanciato un massiccio attacco combinato contro obiettivi civili e infrastrutture critiche. Lo stesso Zelensky, nel suo consueto discorso serale, ha fornito i dati di un bollettino di guerra impressionante: quasi trecento droni d’attacco, in gran parte di fabbricazione iraniana, e una cinquatina di missili di vario tipo, con una predominanza di quelli balistici, sono stati impiegati per colpire il Paese. L’obiettivo principale, come spesso accade nei mesi invernali, è stato il settore energetico, con le regioni di Kiev, Odessa, Poltava e Sumy particolarmente bersagliate. Nella sola area della capitale, i detriti dei missili abbattuti e le esplosioni hanno causato la morte di una persona e il ferimento di altre otto, tra cui un bambino, mentre le squadre di soccorso lavoravano per estrarre i sopravvissuti dalle macerie di alcuni edifici residenziali. La risposta russa, secondo quanto dichiarato dal ministero della Difesa di Mosca, non si è fatta attendere, rivendicando l’abbattimento di decine di droni ucraini sul proprio territorio e segnalando, tramite i propri rappresentanti nella regione di Luhansk, un attacco ucraino a un deposito di petrolio.
In questo scenario di sangue e distruzione, la voce del Vaticano si è levata alta e chiara dalla finestra del Palazzo Apostolico. Papa Leone XIV, durante la recita dell’Angelus domenicale, ha dedicato una parte significativa del suo intervento alla “drammatica situazione” ucraina, definendo i quattro anni di conflitto come una fonte di “sofferenze indicibili” che hanno spezzato vite e famiglie -1-6-9. Il pontefice, che già in passato aveva espresso vicinanza al popolo martoriato, ha lanciato un appello accorato e senza mezzi termini: “Tacciano le armi, cessino i bombardamenti, si giunga senza indugio a un cessate il fuoco”, ha esortato, sottolineando come la pace non possa più essere rimandata e debba tradursi in decisioni responsabili da parte della comunità internazionale -3-6. Le sue parole, pronunciate di fronte ai fedeli riuniti in piazza San Pietro e a quanti lo ascoltavano da Castelfranco Veneto, città dei suoi affetti, hanno voluto essere un monito contro l’indifferenza e un invito universale alla preghiera per tutte le vittime di ogni conflitto -1-3. Un richiamo alla coscienza collettiva che giunge mentre l’Europa, a sua volta, si prepara a vivere una nuova giornata di riflessione e, forse, di nuove tensioni diplomatiche.
Kiev sotto le macerie e l’ombra del terrorismo
La capitale ucraina ha vissuto ore di terrore, con le esplosioni che hanno squarciato il silenzio dell’alba. L’amministrazione militare di Kiev aveva prontamente diramato un allarme per il rischio di attacchi con missili balistici, e i residenti sono corsi ai rifugi mentre i sistemi di difesa aerea entravano in azione. Nonostante gli sforzi, i detriti dei vettori abbattuti e gli ordigni sono comunque caduti in alcune zone, provocando danni e incendi in cinque distretti della regione. Il servizio di emergenza statale ha comunicato che a Putrivka, otto persone sono state tratte in salvo dalle macerie, ma una di loro è deceduta durante il trasporto in ospedale. Al di là del bilancio umano, che ha visto anche cinque feriti ricoverati, l’obiettivo strategico di Mosca appare chiaro: mettere in ginocchio il sistema energetico ucraino, già provato da mesi di bombardamenti, per lasciare la popolazione al freddo in uno dei periodi più duri dell’anno. La determinazione di Kiev, tuttavia, non sembra vacillare, e il presidente Zelensky ha ribadito come l’Ucraina continuerà a lavorare per la pace, ma senza farsi intimidire da quella che ha definito una palese preferenza russa per i missili a scapito della diplomazia.
L’indagine sull’attentato di Leopoli
Parallelamente ai raid aerei, gli investigatori ucraini stanno cercando di fare piena luce su quanto accaduto a Leopoli, un episodio che per modalità e contesto differisce dai classici attacchi militari. Il fatto che l’esplosione sia avvenuta dopo una chiamata per un furto, e che abbia preso di mira specificamente le forze dell’ordine intervenute, fa propendere per la pista di un’imboscata premeditata. Il sindaco Andrii Sadovy ha parlato chiaramente di “atto terroristico”, un termine usato con cautela ma che ora apre scenari investigativi complessi, data la vicinanza della città al confine polacco e la sua importanza come hub logistico e umanitario. L’arresto di un sospettato, annunciato dal presidente Zelensky, rappresenta un primo passo, ma l’analisi degli ordigni e la ricerca di eventuali complici saranno cruciali per capire se si sia trattato di un’azione isolata o di un nuovo, inquietante metodo di guerra ibrida portato all’interno dei confini ucraini.




