Guerra in Ucraina, raid russi su Kiev e Leopoli nella notte: almeno due morti e decine di feriti
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Redazione Esteri
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La notte appena trascorsa è stata segnata da una nuova, intensa ondata di attacchi russi contro obiettivi civili e infrastrutturali in Ucraina, con le esplosioni che hanno squarciato il silenzio in due delle città più importanti del paese, Kiev e Leopoli, lasciando dietro di sé un tragico bilancio di vittime e feriti. A poche ore dal quarto anniversario dell’inizio dell’invasione su vasta scala, un appuntamento che pesa come un macigno sulla memoria collettiva, Mosca ha nuovamente fatto ricorso a missili balistici e droni, seminando morte e distruzione in aree densamente popolate, talvolta lontane dalla linea del fronte orientale.
Nella regione di Kiev, il primo attacco è stato preceduto dal classico e sinistro ululato delle sirene, attivate attorno alle 4:00 ora locale dall’amministrazione militare della capitale, che metteva in guardia dalla “minaccia di un nemico che utilizza armi balistiche”. Pochi istanti dopo, i boati hanno iniziato a rimbombare nella notte. Il bilancio provvisorio di questi raid, come comunicato dalle autorità locali, parla di un uomo morto e di altri cinque feriti. Non si contano solo le vittime, però, perché l’offensiva russa ha causato anche pesanti danni alle già fragili infrastrutture energetiche del paese: la compagnia privata Dtek, che gestisce gran parte della distribuzione elettrica, è stata costretta a introdurre interruzioni di corrente di emergenza nella regione capitolina, un duro colpo per una popolazione già provata da mesi di bombardamenti mirati al sistema di riscaldamento e illuminazione. In un episodio che ha dell’incredibile, nel villaggio di Putrivka, situato nell’oblast di Kiev, i soccorritori del Servizio di Emergenza Statale hanno estratto vive dalle macerie di un edificio crollato otto persone; tra loro, miracolosamente, anche un bambino, testimonianza di come la furia degli ordigni non risparmi nessuno.
Leopoli, il dramma nel centro cittadino e la morte di una giovane poliziotta
Se nella capitale l’allarme era scattato in tempo, a Leopoli, grande città dell’ovest ucraino storicamente considerata un rifugio più sicuro data la sua vicinanza al confine polacco, la popolazione è stata colta di sorpresa. Il deputato del consiglio comunale, Igor Zinkevych, ha riferito di “diverse esplosioni” udite distintamente in centro, descrivendo un quadro di devastazione improvviso, tanto che le cause delle deflagrazioni, inizialmente, sono rimaste avvolte nell’incertezza. Tra le vittime, in modo particolare, si registra la morte di una persona, poi identificata come una giovane agente della polizia nazionale. Il sindaco della città, Andrii Sadovy, non ha usato mezzi termini nel definire quanto accaduto, parlando apertamente di un “atto terroristico” in un messaggio pubblicato sul suo canale Telegram, nel quale ha aggiornato il computo dei feriti, saliti ad almeno quattordici, tutti trasportati d’urgenza nei nosocomi cittadini per ricevere le cure necessarie. Il fatto che l’esplosione sia avvenuta nel cuore della città, lontano chilometri dalle zone calde del conflitto, riaccende i riflettori sulla strategia russa, che pare non voler lasciare indenne nessun angolo del paese, colpendo senza distinzioni e amplificando il terrore tra la popolazione civile.
La controffensiva ucraina e la risposta di Mosca
Nelle stesse ore, però, anche il cielo della Russia è stato teatro di incursioni. Fonti militari di Mosca hanno denunciato un attacco massiccio da parte dell’Ucraina, che avrebbe lanciato circa novanta droni contro il territorio della Federazione. Un numero significativo, che dimostra come, nonostante le difficoltà sul campo, Kiev cerchi di colpire il nemico in profondità, provando a portare la guerra anche all’interno dei confini russi. Le autorità locali, in particolare nelle regioni di confine, hanno riferito di aver abbattuto diversi velivoli senza pilota, sebbene non sia ancora possibile avere un quadro completo di eventuali danni o vittime causati da queste incursioni. Questo scambio di colpi a distanza, avvenuto a poche ore dall’invasione, mostra plasticamente come il conflitto sia ormai entrato in una fase di logoramento reciproco, dove i fronti non sono più nettamente definiti e il pericolo è diffuso.
Il bilancio umano e lo stato di emergenza
Mentre a Leopoli si piangeva la morte della giovane poliziotta, uccisa nell’adempimento del proprio dovere o forse semplicemente mentre si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato, a Kiev si contavano i feriti e si lavorava senza sosta per rimuovere le macerie e ripristinare le linee elettriche. Otto persone salvate a Putrivka, un numero che avrebbe potuto essere molto più alto se i soccorsi non fossero stati tempestivi. Il quadro che emerge è quello di una popolazione che vive con il fiato sospeso, abituata al rumore delle sirene, ma mai rassegnata alla possibilità di vedere la propria casa trasformarsi in una trappola mortale. Le operazioni di soccorso, portate avanti dagli uomini del Servizio di Emergenza Statale ucraino, hanno richiesto ore di lavoro certosino tra le lamiere contorte e i calcinacci, mentre i medici negli ospedali combattevano per strappare alla morte i feriti più gravi. L’ennesima notte di terrore, a due giorni da una ricorrenza tanto simbolica quanto dolorosa, ha riportato indietro le lancette dell’orologio, mostrando un conflitto che, lungi dall’attenuarsi, continua a mietere vittime innocenti con una frequenza e una brutalità che non accennano a diminuire.




