Attacchi russi su Kiev e Leopoli, almeno quattro morti. Trump presidente, mentre il Cremlino rilancia con l’ipersonico
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Una nuova ondata di attacchi missilistici russi ha colpito nel cuore della notte diverse città dell’Ucraina, provocando, secondo i primi bilanci, almeno quattro vittime e diciannove feriti soltanto nella capitale. A Kiev, dove le esplosioni hanno squarciato il buio, il sindaco Vitali Klitschko ha riferito con toni durissimi della morte di un paramedico, travolto mentre prestava soccorso nel distretto di Darnytskyi, e dell’infortunio di altri quattro colleghi: un episodio, quest’ultimo, che disegna un quadro drammatico e senza tregua per i soccorritori, costretti a operare sotto la continua minaccia dei bombardamenti. La difesa aerea ucraina, sebbene abbia dichiarato di essere riuscita a intercettare numerosi bersagli, non è riuscita a bloccare tutti gli ordigni, alcuni dei quali hanno causato danni ingenti a infrastrutture civili, lasciando molti quartieri della capitale al buio e senza riscaldamento in un periodo di gelo intenso.
L’ipersonico sulla scena e un messaggio politico
La tecnica d’assalto, del resto, ha mostrato un salto di qualità preoccupante con l’impiego, confermato dalle autorità militari di Kiev, di missili balistici viaggianti a velocità ipersonica, stimata attorno ai tredicimila chilometri orari, contro la città di Leopoli. La scelta di colpire un’area così occidentale, non lontana dal confine polacco, con un’arma come l’“Oreshnik” – così viene chiamato nei rapporti – assume un significato strategico lampante, che va ben oltre il teatro ucraino immediato. Quel vettore, caduto nelle vicinanze di un paese membro della Nato, sembra infatti costituire una risposta calibrata e plateale alla presunta offensiva contro la residenza di Vladimir Putin, un modo per ribadire le capacità tecnologiche di Mosca in un momento internazionale delicato, segnato dalla riconferma alla Casa Bianca di Donald Trump.
La contropartita di Mosca e il blackout nella capitale
Parallelamente, il ministero della Difesa russo ha rivendicato l’abbattimento di ben cinquantanove droni ucraini sopra il proprio territorio, concentrati in particolare nelle regioni del Mar Nero e di Krasnodar, a dimostrazione di un conflitto che ormai si svolge simultaneamente su entrambi i fronti. Mentre a Dnipropetrovsk si registravano tre civili feriti e danni a impianti energetici, a Kiev l’amministrazione militare è stata costretta a dichiarare un’interruzione d’emergenza della corrente elettrica, su esplicita richiesta del gestore nazionale Ukrenergo, per evitare collassi più ampi della rete. Un blackout che ha gettato la popolazione, già stremata dalle sirene e dai rifugi, in una situazione di ulteriore vulnerabilità, privandola di luce e riscaldamento in condizioni climatiche proibitive.
La cronaca nera e lo sviluppo delle inchieste
Sul versante giudiziario, le indagini sui singoli episodi di cronaca nera legati alla guerra procedono, come di consueto, tra immense difficoltà. I magistrati, supportati dalle forze di polizia, lavorano per ricostruire le dinamiche precise di ogni attacco contro i civili, raccogliendo prove e testimonianze spesso frammentarie a causa della distruzione degli scenari del crimine. Il caso del paramedico ucciso a Kiev, ad esempio, è al centro di un procedimento volto ad accertare le eventuali responsabilità per un attacco diretto contro personale sanitario, un fatto che, se confermato, configurerebbe una violazione grave del diritto internazionale umanitario. Questi sforzi investigativi, però, si scontrano con la continua evoluzione del conflitto, che cancella le tracce e moltiplica i nuovi episodi da esaminare.




