Trump presenta il conto a Kiev: “Farà dell’Ucraina una colonia degli Stati Uniti”
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Redazione Esteri
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Donald Trump, secondo quanto emerso da indiscrezioni riportate dal Daily Telegraph e da altri giornali britannici, starebbe preparando un conto salato per l’Ucraina. Parliamo di 500 miliardi di dollari, cifra che rappresenterebbe una compensazione per gli aiuti economici e militari forniti dagli Stati Uniti nel corso dei tre anni di conflitto con la Russia. La bozza del documento, inviata da Washington a Kiev il 7 febbraio, è stata fatta filtrare dall’entourage del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che avrebbe reagito con incredulità di fronte alle richieste americane.
Il testo, che include accordi economici di vasta portata, sembra puntare a uno sfruttamento delle risorse naturali ucraine, in particolare delle terre rare, in cambio del sostegno statunitense. Una proposta che, secondo molti osservatori, rischierebbe di trasformare l’Ucraina in una sorta di colonia economica degli Stati Uniti. La notizia, arrivata come un fulmine a ciel sereno, ha scatenato reazioni infuocate a Kiev, dove media e social network hanno definito le condizioni imposte da Washington come “capestro”, paragonandole alla violenza dei missili russi che continuano a colpire il Paese.
Zelensky, dal canto suo, non ha nascosto il proprio disappunto. Durante una visita ufficiale in Turchia, il presidente ucraino ha criticato duramente i colloqui tra Stati Uniti e Russia, svoltisi a Riad, definendoli “discussioni sull’Ucraina senza l’Ucraina”. “Si stanno svolgendo trattative tra i rappresentanti della Russia e quelli degli Stati Uniti. Sull’Ucraina, ancora sull’Ucraina, e senza l’Ucraina”, ha dichiarato, sottolineando come il suo Paese sia stato escluso da un dialogo che lo riguarda direttamente.
La questione delle risorse del sottosuolo ucraino, in particolare, è diventata un punto di frizione centrale. Kiev ha ribadito con fermezza che le proprie risorse naturali sono patrimonio nazionale e non possono essere oggetto di accordi che ne trasferiscano il controllo a potenze straniere. “Le risorse del sottosuolo sono nostre, non degli Stati Uniti”, hanno tuonato fonti governative, mentre l’opinione pubblica si divide tra chi vede nella proposta americana un’opportunità per uscire dalla crisi e chi la considera una svendita della sovranità nazionale.
Zelensky, tuttavia, ha tenuto a precisare che non ci saranno compromessi sull’integrità territoriale del Paese. “Come nazione, vogliamo la pace e che la guerra finisca”, ha dichiarato ad Ankara, “ma questa pace deve basarsi su garanzie di sicurezza concrete per l’Ucraina”. Una posizione che riflette la complessità di un conflitto che, oltre a devastare il Paese, rischia di trasformarlo in un terreno di scontro tra le grandi potenze.
Intanto, la bozza di accordo continua a far discutere, alimentando tensioni non solo tra Kiev e Washington, ma anche all’interno dello stesso governo ucraino. Mentre alcuni vedono nella proposta americana una via d’uscita dalla dipendenza economica e militare, altri temono che l’Ucraina possa pagare un prezzo troppo alto, perdendo il controllo sulle proprie risorse e, di fatto, sulla propria autonomia.




