Notti di fuoco su Kiev e Leopoli, un morto e decine di feriti tra raid russi e un attentato

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La capitale ucraina è tornata a tremare nelle ore centrali della notte, quando potenti esplosioni, precedute dal suono delle sirene e dall’allarme lanciato dall’amministrazione militare per l’imminente arrivo di missili balistici, hanno squarciato il silenzio intorno alle quattro del mattino, ora locale. L’attacco, che secondo il presidente Volodymyr Zelensky ha visto l’impiego complessivo di quasi trecento droni e una cinquantina di missili di diverso tipo su tutto il territorio nazionale, ha causato vittime anche nella regione di Kiev, dove il bilancio provvisorio parla di almeno un civile rimasto ucciso e di altre cinque persone rimaste ferite -1-3. Particolare drammaticità ha assunto l’evento nella località di Putrivka, nel distretto di Fastiv, dove i soccorritori del Servizio di Emergenza Statale hanno lavorato per ore tra le macerie, riuscendo a estrarre vive otto persone, tra le quali, hanno riferito le stesse fonti ufficiali, vi era anche un bambino -3. Purtroppo, per una delle vittime, il trasporto in ospedale si è rivelato vano, mentre altre cinque, dopo essere state salvate, hanno richiesto e ottenuto il ricovero -1. Oltre al costo in termini di vite umane, i bombardamenti hanno nuovamente preso di mira le infrastrutture energetiche, un obiettivo che, a quasi quattro anni dall’inizio dell’invasione su larga scala voluta dal Cremlino, continua a provocare danni ingenti e a gettare nell’oscurità intere porzioni di Paese, come accaduto anche nella regione di Odessa, dove vaste aree sono state avvolte dalle fiamme a seguito dei raid, sebbene in quel caso non si siano registrate vittime -1.

A Leopoli un agguato con ordigni, uccisa una giovane poliziotta

Mentre il fragore dei missili riecheggiava sulla capitale, un’altra tragedia, di natura profondamente diversa, si consumava nel centro di Leopoli, lontana centinaia di chilometri dalla linea del fronte. Poco dopo la mezzanotte, una chiamata al numero di emergenza per una segnalazione di effrazione in un negozio di via Danylyshyna aveva mobilitato una pattuglia della polizia locale -5-6. Gli agenti, giunti sul posto, sono stati investiti in pochi istanti dalla deflagrazione di quello che gli inquirenti, sulla base delle prime ricostruzioni, hanno definito un ordigno improvvisato. La dinamica, riportata dalla procura regionale, racconta di una scena che si è trasformata in una trappola mortale: all’esplosione iniziale, che ha colpito la prima pattuglia, ne è seguita una seconda, pochi istanti dopo, proprio mentre un’altra squadra sopraggiungeva per prestare soccorso o per mettere in sicurezza l’area -1-3. In quel momento, l’inferno si è scatenato una seconda volta. A perdere la vita è stata una giovane agente di appena ventitré anni, mentre altre venticinque persone, secondo l’ultimo conteggio fornito dalle autorità, sono rimaste ferite, alcune delle quali versano in condizioni definite gravi -2-5. Il sindaco della città, Andriy Sadovy, non ha avuto esitazioni nel definire l’accaduto un «atto terroristico», una qualifica fatta propria senza riserve anche dal presidente Zelensky, il quale, nel suo discorso serale, ha parlato di un gesto «cinico e brutale» -2-3. Gli investigatori hanno già fermato un sospettato per l’attentato, come reso noto dallo stesso capo dello Stato, che ha assicurato l’impiego di tutte le risorse necessarie per fare piena luce sulla vicenda e sui mandanti -5.

Complotti sventati e nuove tensioni con l’Ungheria

A gettare un’ombra ancora più cupa sull’avvicinarsi del quarto anniversario dell’invasione, il 24 febbraio, è giunta anche la notizia, annunciata da Zelensky, del fallimento di diversi piani orditi dalla Russia per eliminare figure di spicco del panorama ucraino. Nel suo consueto messaggio serale, il presidente ha rivelato che i servizi di sicurezza interni sono riusciti a neutralizzare «mercenari russi» che stavano progettando attacchi mirati contro cittadini ucraini, tra i quali figurerebbero nomi noti, come militari, funzionari dell’intelligence e rappresentanti dei media -3. Questi piani, ha aggiunto il leader ucraino, sono stati bloccati sul nascere, prima che potessero essere messi in atto, in quella che appare come una costante, silenziosa guerra parallela fatta di ombre e di intelligence.

Sul fronte diplomatico ed economico, intanto, si registra un nuovo e pesante braccio di ferro con l’Ungheria. Il ministro degli Esteri magiaro, Péter Szijjártó, ha annunciato che Budapest porrà il proprio veto all’adozione del ventesimo pacchetto di sanzioni europee contro Mosca, in programma nella riunione del Consiglio Affari Esteri -1-3. Una mossa, questa, motivata dalla volontà di fare pressione su Kiev affinché ripristini il transito di greggio attraverso l’oleodotto Druzhba, interrotto, secondo quanto denunciato da funzionari ucraini, a seguito di attacchi russi -9. La posizione ungherese è netta: finché il flusso di petrolio non riprenderà verso Ungheria e Slovacchia, Paesi che beneficiano di una deroga all’embargo sul petrolio russo, non verrà concesso il via libera a decisioni considerate cruciali per Kiev -1. Una mossa che segue di pochi giorni la minaccia, sempre da parte del governo di Viktor Orbán, di bloccare un maxi-prestito europeo da novanta miliardi di euro destinato a sostenere l’economia e la difesa ucraina, aggravando ulteriormente le tensioni in un momento in cui il Paese, stremato da quasi quattro anni di conflitto, dipende in modo vitale dal sostegno occidentale.

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