Iscrizioni scolastiche, flessione degli istituti tecnici e il raddoppio del 4 2

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le procedure telematiche per le iscrizioni all’anno scolastico 2026-27, conclusesi dopo la breve proroga che aveva concesso alle famiglie qualche giorno aggiuntivo per le riflessioni, hanno restituito una fotografia dettagliata delle tendenze in atto nel sistema di istruzione secondaria superiore. I dati diffusi dal Ministero, sebbene non offrano cifre assolute ma solo percentuali di distribuzione – una scelta metodologica che costringe gli addetti ai lavori a elaborazioni per comprendere il fenomeno in termini reali – evidenziano una conferma del primato dei licei a livello nazionale, con un 55,88 per cento delle preferenze, un valore sostanzialmente allineato a quello dell’anno precedente nonostante un lievissimo calo. A livello regionale, invece, il dato si discosta sensibilmente: pur mantenendosi come prima scelta, i licei si attestano al 51,6 per cento, facendo registrare un incremento di circa un punto e mezzo percentuale ma rimanendo comunque quattro punti sotto la media italiana. Questo scostamento, che vede il Centro-Sud trainare la domanda di formazione classica e scientifica mentre il Nord si orienta maggiormente verso canali professionalizzanti, disegna una geografia delle preferenze tutt’altro che uniforme. A preoccupare, nei dati regionali, è piuttosto la flessione subita dagli istituti tecnici: pur mantenendosi ben sei punti sopra il dato nazionale del 30,84 per cento, scendono al 36,7 per cento delle iscrizioni in regione, perdendo oltre due punti percentuali rispetto all’anno precedente.

La nuova filiera tecnico-professionale e il boom del percorso 4+2

Se il calo degli istituti tecnici tradizionali potrebbe apparire un segnale d’allarme, va contestualizzato con il dato più sorprendente di questa tornata di iscrizioni, rappresentato dall’exploit dei percorsi quadriennali della filiera tecnologico-professionale, il cosiddetto 4+2 che lega la scuola secondaria ai successivi bienni negli Its Academy. Le domande per questo innovativo canale formativo sono quasi raddoppiate, passando dai 5.449 dello scorso anno agli attuali 10.532 iscritti, un balzo in avanti che testimonia come l’offerta stia intercettando un bisogno diffuso di raccordo tra formazione e mondo produttivo. Le autorizzazioni ministeriali per l’attivazione di nuovi percorsi, ben 532 solo per il prossimo anno, hanno portato a oltre 700 le scuole che propongono questo modello, con una forte caratterizzazione territoriale che vede il Mezzogiorno registrare un’adesione particolarmente significativa, segno che la sinergia con gli Its Academy, le imprese e gli enti di ricerca sta funzionando da traino anche in contesti economicamente complessi. Si tratta di un cambiamento silenzioso ma profondo, perché questi numeri, per quanto ancora contenuti in valore assoluto, indicano una direzione precisa: i ragazzi e le loro famiglie iniziano a considerare competitivo un percorso che, pur abbreviando la secondaria di due anni rispetto al passato, mantiene saldo il collegamento con l’istruzione terziaria professionalizzante e con le possibilità di impiego qualificato.

Il liceo del Made in Italy e le tendenze nei percorsi classici

Tra le novità di quest’anno figura anche il consolidamento del liceo del Made in Italy, quel percorso volto a valorizzare le eccellenze produttive e culturali nazionali che aveva suscitato non poche discussioni al momento della sua introduzione. I dati parlano di una crescita del 32,5 per cento rispetto allo scorso anno, anche se in termini percentuali assoluti si attesta ancora allo 0,14 per cento del totale nazionale, pari a circa settecento studenti. Un numero che, al di là delle aspettative iniziali, dimostra comunque una tenuta e un interesse, seppur di nicchia, per un indirizzo che cerca di coniugare la tradizione liceale con competenze economiche e giuridiche applicate al sistema produttivo. Dall’altro lato, prosegue inesorabile il calo del liceo classico, sceso a 27mila iscritti circa, pari al 5,20 per cento, un’emorragia che da anni preoccupa i difensori della cultura umanistica ma che sembra ormai un trend strutturale. Le preferenze si spostano sempre più verso i licei scientifici, specialmente nell’opzione scienze applicate, e verso le scienze umane, in particolare l’indirizzo economico-sociale che registra una crescita costante e che forse, nella sua filosofia, intercetta parte di quella domanda di formazione più aderente alle dinamiche sociali contemporanee.

L’analisi dei dati regionali e il valore assoluto delle scelte

L’elaborazione fornita dalla Cisl Scuola sui dati parziali ministeriali aiuta a comprendere meglio la portata dei fenomeni, al di là delle pure percentuali che, come detto, nascondono spesso la reale consistenza numerica dei fenomeni. La scelta di non diffondere cifre assolute, una prassi ormai consolidata, rende più complesso il lavoro di chi deve programmare l’offerta formativa sui territori, obbligando a incrociare i dati con le serie storiche e con le rilevazioni degli uffici scolastici regionali. In regioni come il Veneto, per esempio, gli istituti tecnici raggiungono quasi il quaranta per cento delle preferenze, confermando un modello di sviluppo che lega la scuola al tessuto produttivo locale fatto di piccole e medie imprese, mentre in Lazio si sfiora il settanta per cento per i licei, con il classico che tocca punte dell’otto per cento. Differenze profonde che raccontano di un Paese in cui la scuola non è uguale per tutti, o meglio in cui le opportunità percepite e le tradizioni educative familiari continuano a pesare in modo determinante sulle scelte, nonostante gli sforzi di orientamento e le campagne per la parità di valore tra i diversi percorsi. La crescita degli istituti professionali, passati dal 12,69 al 13,28 per cento, è un altro segnale da non sottovalutare, perché per la prima volta dopo anni di crisi tornano a crescere indirizzi come l’enogastronomia, l’assistenza sociale e la manutenzione, figure sempre più richieste dal mercato del lavoro ma fino a ieri considerate di serie B nel panorama formativo.

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