Iscrizioni scolastiche 2026, in Lombardia il sorpasso dei tecnici e professionali: scelto da oltre uno studente su due

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’onda lunga delle trasformazioni del mondo del lavoro, unita a una rinnovata offerta formativa che spinge sempre più sull’acceleratore delle competenze pratiche, ha prodotto un risultato netto e inedito per il panorama scolastico lombardo. Per l’anno scolastico 2026/2027, e siamo al dato consolidato che giunge al termine delle procedure di iscrizione, la maggioranza degli studenti usciti dalla terza media ha orientato il proprio futuro verso un percorso che non è quello liceale. Il sorpasso, se così vogliamo definirlo, è tutt’altro che simbolico: il 50,56 per cento dei ragazzi ha infatti compilato il modulo online scegliendo un istituto tecnico o professionale, lasciando ai licei – storici dominatori delle preferenze – una fetta di mercato formativo pari al 49,44 per cento. Un equilibrio che si rompe, quindi, e che racconta di una Lombardia che corre più veloce rispetto alla media nazionale, dove i licei mantengono ancora saldamente la maggioranza assoluta con il 55,88 per cento.

Analizzando nel dettaglio i numeri forniti dall’Ufficio scolastico regionale, emerge con chiarezza come il traino di questa inversione di tendenza sia da attribuire principalmente agli istituti tecnici. Questi ultimi, da soli, raccolgono il 35,86 per cento delle preferenze totali, un dato che in Lombardia supera di circa cinque punti percentuali la media italiana, ferma al 30,84 per cento. È un risultato che conferma la vitalità di un segmento, quello tecnico, capace negli anni di rinnovare i propri programmi e di costruire ponti sempre più solidi con il tessuto produttivo regionale, fatto di piccole e medie imprese ma anche di grandi realtà industriali. Dall’altro lato, a completare il quadro della maggioranza, troviamo i percorsi professionali, che continuano la loro lenta ma costante risalita: con il 14,7 per cento delle iscrizioni, guadagnano un punto percentuale rispetto all’anno precedente (quando si fermavano al 13,5 per cento) e due punti se si guarda al 12,5 per cento di due anni fa, segnale di una dignità formativa che sembra essere stata riscoperta da molte famiglie.

All’interno del macro-raggruppamento liceale, che comunque trattiene a sé quasi la metà della popolazione studentesca, si consumano delle dinamiche di profonda riconfigurazione delle preferenze. Se lo scientifico conferma la sua leadership come indirizzo più gettonato in assoluto, attestandosi intorno al 22,3 per cento, è il liceo delle Scienze umane a fare il vero e proprio balzo in avanti, intercettando flussi di studenti che un tempo si sarebbero probabilmente orientati altrove. Con le sue due articolazioni – tradizionale ed economico-sociale – questo indirizzo raccoglie circa il 12 per cento delle preferenze, una percentuale che vale quattro volte quella del liceo classico, il quale scivola ormai a un residuale 3,22 per cento, perdendo ulteriore terreno rispetto al già esiguo 3,39 per cento dell’anno precedente. Un tracollo, quello del greco e del latino, che appare inarrestabile nonostante il valore formativo storicamente riconosciuto a questo percorso.

A incidere su queste scelte, come sempre accade quando si parla di orientamento, non è soltanto una questione di "vocazione" personale, ma anche e soprattutto di offerta concreta sul territorio e di prospettive future. Le scuole lombarde, in questo senso, hanno giocato d’anticipo: molti istituti tecnici e professionali hanno potenziato i loro laboratori, attivato percorsi di alternanza scuola-lavoro sempre più qualificanti e, in alcuni casi, introdotto filiere formative che permettono di arrivare al diploma con competenze immediatamente spendibili. A ciò si aggiunge il traino, seppur numericamente ancora contenuto, dei nuovi percorsi quadriennali e della sperimentazione 4+2, che hanno raccolto circa diecimila iscrizioni in tutta la regione, un segnale di attenzione verso una didattica più compatta e velocizzata che piace alle famiglie. Persino il neonato Liceo del Made in Italy, nonostante le polemiche politiche che ne hanno accompagnato la nascita, ha ottenuto un suo piccolo zoccolo duro di consensi, superando di poco lo 0,1 per cento del totale nazionale.

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