Scuole superiori, il classico resiste ma il futuro è altrove

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Con la chiusura delle iscrizioni per l’anno scolastico 2025/2026, i dati del ministero dell’Istruzione e del merito offrono uno spaccato delle preferenze degli studenti italiani, tra conferme e sorprese. Il 56% degli studenti ha scelto un liceo, segnando un lieve incremento rispetto al 55,63% dell’anno precedente. Tra i percorsi liceali, il classico registra un aumento marginale, passando dal 5,34% al 5,37% delle iscrizioni, un segnale che, pur in un contesto di calo demografico e di crescente attenzione verso indirizzi più professionalizzanti, mantiene un suo appeal.

Nonostante questo, il quadro generale evidenzia un trend preoccupante: il numero complessivo di studenti iscritti alle scuole di ogni ordine e grado è in calo. In provincia di Macerata, ad esempio, a settembre torneranno sui banchi 9.845 studenti, 323 in meno rispetto ai 10.168 dell’anno precedente. Il declino è particolarmente marcato nella scuola dell’infanzia, con 133 bambini in meno, mentre alle elementari si contano 44 alunni in meno, alle medie 73 e alle superiori altrettanti. Un dato che riflette gli effetti della denatalità, un fenomeno che continua a incidere profondamente sul sistema educativo italiano.

In Sicilia, invece, si osserva una tendenza opposta: oltre il 61% degli studenti ha scelto un liceo, con un aumento dello 0,73% rispetto all’anno scorso. Una preferenza che sembra premiare i percorsi tradizionali, nonostante il crescente interesse per indirizzi più moderni, come quello sportivo, che sta registrando un vero e proprio boom in altre regioni.

Il Veneto, intanto, si conferma un caso a parte. Prima regione in Italia per percentuale di iscritti agli istituti tecnici (39,81%) e seconda per i professionali (15%), la regione guidata da Luca Zaia si distingue per un’offerta formativa che punta su competenze tecniche e professionali, senza però trascurare i licei, che restano popolari soprattutto nella formula del “quinto giorno”. Marco Bussetti, direttore dell’ufficio scolastico regionale, sottolinea con orgoglio il primato veneto nell’istruzione tecnica, un settore che continua a trainare l’economia locale.

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