Fondi illeciti al Pd Lazio, le confidenze di mister Asfalto: "Cercai un contatto con Mancini"
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Redazione Interno
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Le dichiarazioni dell'imprenditore Mirko Pellegrini, noto come "mister Asfalto", disegnano nelle carte dell'inchiesta una mappa di riferimenti e contatti ambìti nell'ambiente politico della capitale, dove il nome del deputato del Partito Democratico Claudio Mancini viene indicato, senza che a costui siano contestati reati, come uno dei centri di potere. Pellegrini, la cui società La Fenice srl era specializzata in lavori stradali, lo avrebbe definito "il vero sindaco di Roma", cercando di stabilire attraverso di lui un canale privilegiato all'interno dell'amministrazione capitolina per assicurarsi l'aggiudicazione di appalti. L'iter giudiziario, che vede l'imprenditore sotto accusa per corruzione, turbativa d'asta e finanziamento illecito, non coinvolge in alcun modo Mancini, il quale non è indagato, non è accusato di aver ricevuto denaro e non risulta aver promesso alcunché; la sua figura emerge soltanto nelle volontà confessate dall'imprenditore di trovare uno sponsor politico, dopo che il precedente referente, il senatore Bruno Astorre, si è tolto la vita.
Il sistema binario di una macchina per appalti
La strategia descritta dagli investigatori, e corroborata da una serie di intercettazioni e dichiarazioni, si basava su un meccanismo duplice e collaudato, che da un lato prevedeva il versamento di finanziamenti non consentiti alla politica e dall'altro il reclutamento di funzionari pubblici compiacenti. La procura, nello specifico, ha posto sotto indagine per corruzione e frode cinque funzionari, i quali avrebbero agevolato l'impresa di Pellegrini chiudendo un occhio, o addirittura favorendo, le operazioni di collaudo delle opere stradali eseguite. Questo sistema, una vera e propria macchina moltiplicatrice di appalti, garantiva all'imprenditore di accaparrarsi i lavori più remunerativi, grazie alla combinazione di una sponda in ambito politico, che promuoveva i suoi interessi, e di una nella pubblica amministrazione, che ne condonava gli eventuali errori o ne certificava comunque l'operato.
I finanziamenti ad Astorre e la ricerca di nuovi agganci
Nella ricostruzione degli inquirenti, Pellegrini ha ammesso di aver versato circa trecentomila euro al senatore dem Bruno Astorre, cifre che rientrano nell'ipotesi di finanziamento illecito al partito. La scomparsa di Astorre, avvenuta in circostanze drammatiche, avrebbe spinto l'imprenditore, già in cerca di ulteriori appoggi, a sondare il terreno per altri agganci nell'area del Partito Democratico regionale, al fine di puntellare e possibilmente espandere il suo impero economico nell'ambito dei lavori pubblici. È in questo contesto che si inserirebbe il tentativo di avvicinamento a Claudio Mancini, presentato non come un fatto compiuto ma come un'intenzione, una ricerca di un referente che potesse garantire continuità a uno scambio opaco tra denaro e favori in materia di gare d'appalto.




