Corruzione in appalti per le strade di Roma, chiesto il rinvio a giudizio per “Mister Asfalto”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La procura di Roma ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per Mirko Pellegrini, imprenditore noto negli ambienti capitolini come “Mister Asfalto”, e per altre trentasette tra persone fisiche e società al centro di un’inchiesta che ipotizza un esteso sistema corruttivo nel settore della manutenzione stradale. Il provvedimento, richiesto dai magistrati Giuseppe Cascini e Lorenzo Del Giudice che hanno coordinato le indagini della Guardia di Finanza, punta a portare davanti al giudice per l’udienza preliminare un gruppo accusato, a vario Titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, turbativa d’asta, frode nelle pubbliche forniture e, in alcuni casi, bancarotta fraudolenta e trasferimento fraudolento di valori. Le accuse, come si legge nei documenti depositati, delineano un meccanismo che avrebbe consentito all’organizzazione di aggiudicarsi commesse pubbliche bandite da Roma Capitale e da Astral, l’azienda regionale che gestisce le strade del Lazio, per il rifacimento di arterie di grande viabilità.

Società intestate a prestanome e accordi illeciti

Il nucleo centrale dell’impostazione accusatoria, ricostruito attraverso le attività svolte dalle fiamme gialle, ruota attorno alla creazione di una galassia di società formalmente intestate a prestanome, ma nella sostanza riconducibili a un unico centro decisionale facente capo a Pellegrini e al fratello Simone, anche lui destinatario della richiesta di rinvio a giudizio. Questa architettura societaria, secondo quanto emerso, avrebbe permesso al gruppo di partecipare in posizione dominante alle gare, facendo leva su presunte intese corruttive con funzionari infedeli per pilotare le aggiudicazioni e spartirsi i lavori. Non si tratterebbe solo di manipolazione delle gare, contestano gli inquirenti, ma anche di una sistematica esecuzione dei contratti in violazione degli obblighi assunti, con l’impiego di materiali scadenti e la posa di un solo strato di asfalto laddove i capitolati ne prevedevano di più spessi per garantire la durabilità del manto.

Lavori eseguiti male e collaudi “agevolati”

Il cuore dell’ipotesi di frode, che vede tra le parti offese il Campidoglio e la stessa Astral, si concentra sulla qualità dei rifacimenti stradali eseguiti in diversi punti della città, tra i quali vengono menzionati via della Magliana e via Tor de’ Schiavi. I pubblici ministeri contestano agli indagati di aver deliberatamente violato le prescrizioni contrattuali, mettendo in opera espedienti ingannevoli per far apparire l’esecuzione dei lavori conforme a quanto pattuito. Un ruolo determinante in questa fase sarebbe stato giocato da alcuni dipendenti pubblici, finiti anche loro nel registro degli indagati, che avrebbero omesso i necessari controlli o avrebbero agevolato le imprese indicando loro i punti in cui effettuare i carotaggi di verifica, certificando così la bontà di opere realizzate in modo carente e aggirando di fatto i protocolli di collaudo previsti dalla legge. La richiesta di processo coinvolge anche cinque funzionari capitolini accusati di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e di concorso nella frode, figure che avrebbero garantito all’organizzazione di Pellegrini una sorta di ombrello protettivo dagli esami che avrebbero potuto smascherare la scarsa qualità dei lavori.

Le accuse accessorie e il ruolo delle forze dell’ordine

Nel calderone delle contestazioni, che abbracciano un arco di presunte attività illecite andato avanti per anni, emerge anche l’ipotesi del finanziamento illecito ai partiti, un capitolo che sarebbe legato ad alcune dichiarazioni rese dallo stesso imprenditore nel corso degli interrogatori. Un ulteriore tassello dell’indagine, che contribuisce a rendere il quadro investigativo particolarmente composito, riguarda due appartenenti alle forze dell’ordine: la loro posizione, per la quale si procede separatamente, ha portato la procura a inserire la Polizia di Stato tra le parti offese dal procedimento, accanto a Banca d’Italia, a testimonianza della varietà dei fronti su cui si è mossa l’inchiesta. Ora spetterà al giudice per le indagini preliminari fissare l’udienza nel corso della quale valutare la richiesta della procura e decidere se accogliere le richieste di rinvio a giudizio per le trentotto posizioni, un passaggio che potrebbe aprire le porte a un dibattimento destinato a fare piena luce su quello che appare come un sistematico saccheggio delle risorse destinate alla manutenzione del manto stradale della capitale.

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