Lamezia, il vento abbatte un pino marittimo nell’area dell’ospedale: illesi i due occupanti dell’auto finita sotto i rami
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Redazione Interno
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Nel primo pomeriggio una porzione di città solitamente votata alla quiete assistenziale, via Perugini a Lamezia Terme, è stata scenario dell’ennesima manifestazione di un’emergenza meteorologica che non dà tregua alla Calabria tirrenica. Un esemplare maturo di pino marittimo, verosimilmente minato alla base dalla saturazione del terreno e sollecitato da raffiche che hanno raggiunto intensità burrascosa, ha ceduto improvvisamente precipitando sulla carreggiata e schiacciandosi contro la scocca di una vettura in sosta o forse in transito – dettaglio, questo, su cui le ricostruzioni mantengono un alone di ambiguità. I due individui a bordo, e la circostanza ha del prodigioso considerato il volume e il peso della pianta abbattuta, sono stati estratti o si sono allontanati senza riportare una scalfittura, sebbene lo choc per l’impatto e per l’improvviso schianto del fusto sia stato, per loro come per i pochi testimoni presenti, di quelli che lasciano il segno nella memoria.
Il Coc già operativo e la risposta comunale a un’ondata anomala
Il Comune di Lamezia, occorre annotarlo, non era impreparato di fronte al degenerare delle condizioni atmosferiche: fin dalla giornata precedente era stato attivato il Centro operativo comunale, strumento tecnico che coordina sul territorio le politiche di protezione civile e che, in queste ore, sta operando in raccordo con le sale regionali. Nonostante l’allerta arancione diramata dalla Protezione Civile calabrese per l’intera fascia tirrenica – un livello che imporrebbe da sé la massima restrizione degli spostamenti – e nonostante le ordinanze che in altri comuni limitrofi, come Reggio Calabria, hanno imposto la chiusura di parchi e scuole, la strada ha continuato a essere battuta -2-8. Il pino caduto in zona ospedale solleva, semmai, un interrogativo sulla manutenzione del verde pubblico in aree sensibili, ma sono gli eventi a parlare più di ogni valutazione: e gli eventi, in questo febbraio del 2026, raccontano di una regione messa in ginocchio dal ciclone Nils.
Viabilità in ginocchio tra frane e strade interdette
Lo scenario che si apre oltre il perimetro lametino è quello di un dissesto idrogeologico diffuso che lambisce il confine della tragedia con frequenza impressionante. In provincia di Cosenza, la rete viaria principale e secondaria presenta ferite profonde. La statale 107 Silana Crotonese, arteria vitale per i collegamenti con l’altopiano, è stata interdetta in entrambe le direzioni all’altezza di Rovito a causa di due alberi caduti, mentre la statale 19 Delle Calabrie, nel territorio di Santo Stefano di Rogliano, ha subito la stessa sorte. Non va meglio sulla 278 di Potame, bloccata al chilometro 13,300. E ancora, il cedimento non riguarda solo la vegetazione: la statale 18 Tirrena Inferiore, a Cetraro, è stata restituita alla circolazione solo dopo che Anas ha lavorato ore per rimuovere colate di fango e detriti scesi dall’area urbana -4.
L’esondazione del Busento e la paura nella notte cosentina
Ma è il cuore della notte a consegnare le immagini più cupe di questa crisi meteorologica, quelle che poco hanno a che vedere con il semplice disagio e molto con la paura ancestrale dell’acqua che rompe gli argini. Il fiume Busento, il cui nome è eternamente legato a Alarico e a un racconto di tesori sepolti, ha invece restituito in superficie solo detriti e rottami. La sua esondazione in località Molino Irto, al confine tra Cosenza e Dipignano, ha sorpreso i residenti nel sonno o nelle ultime ore di veglia; alcune autovetture, parcheggiate lungo le sponde o nelle aree limitrofe, sono state letteralmente inghiottite o travolte dalla piena, mentre pali della pubblica illuminazione sono stati divelti e trascinati via -5-9. Nel centro storico del capoluogo bruzio il livello del corso d’acqua ha lambito la sommità degli argini, sfiorando un’esondazione che avrebbe avuto conseguenze ben più drammatiche. In contemporanea, il Crati – il fiume che quel Busento lo accoglie – è tenuto sotto stretta sorveglianza, con gli occhi puntati sulle traverse e sulla diga del Farneto del Principe -2.
Il versante tirrenico e le valli interne sotto pressione
Il vento non ha mostrato pietà nemmeno per le infrastrutture educative e per le piccole comunità dell’entroterra catanzarese e vibonese. A Catanzaro, le raffiche hanno scoperchiato parzialmente una scuola primaria, mentre a Conflenti e Decollatura una frana ha reso impraticabile la Strada Provinciale 64, isolando di fatto alcune contrade. Nel Vibonese, la Provinciale 15 tra Vibo Valentia e Stefanaconi è interdetta a causa di un movimento franoso che ha interessato l’intera carreggiata. Il quadro, per chi prova a ricomporlo in unità, è quello di una regione che frana letteralmente su sé stessa, con la costa tirrenica flagellata da onde alte e raffiche fino a 130 chilometri orari e le valli interne piegate dall’accumulo di pioggia -9. In questo contesto, l’incolumità dei due automobilisti di Lamezia rappresenta un’eccezione statistica, un piccolo scampato pericolo dentro una sequenza che di scampato, purtroppo, ha avuto ben poco.




