Ergastolo confermato per Igor Sollai, la corte d’appello esclude l’aggravante della crudeltà

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Corte d’Assise d’Appello di Cagliari ha messo la parola fine, almeno in secondo grado, sulla vicenda giudiziaria che vedeva imputato Igor Sollai, il 43enne di San Sperate accusato dell’omicidio della moglie Francesca Deidda. I giudici, al termine della camera di consiglio, hanno deciso di confermare integralmente la sentenza di primo grado – quella che lo scorso luglio aveva già condannato l’uomo all’ergastolo – rigettando le richieste della difesa che puntava a una riduzione della pena. Sollai, presente in aula, ha ascoltato la lettura del dispositivo che lo riconosce colpevole di omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere, reati per i quali dovrà scontare il carcere a vita.

La decisione dei giudici d’appello è arrivata dopo una breve camera di consiglio, a conclusione di un procedimento che ha visto il procuratore generale Luigi Patronaggio chiedere la conferma dell’impianto accusatorio. Un aspetto centrale di questa nuova sentenza riguarda il riconoscimento delle aggravanti: se da un lato è stata confermata la premeditazione, la minorata difesa (dovuta al fatto che la vittima si trovava in una condizione di svantaggio, probabilmente addormentata o colta di sorpresa) e il rapporto di coniugio, dall’altro i giudici hanno escluso l’aggravante della crudeltà. Una valutazione che, sebbene non abbia inciso sulla pena finale – l’ergastolo è rimasto invariato – rappresenta un punto di distinzione rispetto alla sentenza di primo grado dello scorso anno, dove la crudeltà era stata riconosciuta.

L’omicidio di Francesca Deidda e il lungo lavoro di indagine

La vicenda che ha portato alla conferma della condanna affonda le radici in un delitto consumato tra le mura domestiche. Era il 10 maggio 2024 quando Francesca Deidda, 42 anni, scomparve dalla sua abitazione a San Sperate, un piccolo centro a una ventina di chilometri da Cagliari. Per settimane, Igor Sollai – che nel frattempo aveva iniziato una nuova relazione sentimentale – tentò di depistare le indagini, alimentando la tesi di un allontanamento volontario della donna e arrivando persino a inviare messaggi e una lettera di dimissioni dal lavoro fingendosi la moglie. Fu la preoccupazione delle colleghe della vittima a spingere il fratello, Andrea Deidda, a denunciare la scomparsa, facendo scattare le ricerche che portarono alla luce una serie di incongruenze nelle dichiarazioni del marito.

Il 18 luglio di quello stesso anno, dopo due mesi di angoscia, il di Francesca venne ritrovato in un borsone abbandonato nelle campagne al confine tra Sinnai e San Vito, vicino alla vecchia statale 125. Le indagini, condotte dai carabinieri, rivelarono la dinamica efferata del delitto: secondo le ricostruzioni peritali, la donna venne uccisa con diversi colpi di martello – almeno otto secondo le consulenze – mentre si trovava sul divano di casa, dove cercò invano di difendersi dalle aggressioni. L’arma del delitto, così come il telefono cellulare della vittima, non sono mai stati ritrovati.

La posizione della difesa e le conseguenze patrimoniali

Nel corso del processo d’appello, gli avvocati Carlo Demurtas e Laura Pirarba, difensori di Sollai, non hanno contestato la materialità del fatto né la gravità del delitto, ma hanno concentrato le loro argomentazioni sulla valutazione delle aggravanti, nella speranza di ottenere una riduzione della pena. Nonostante l’uomo abbia confessato l’omicidio circa sei mesi dopo l’arresto, sostenendo la tesi del “delitto d’impeto” per negare la premeditazione, la Corte d’Assise d’Appello ha ritenuto di confermare l’impianto accusatorio così come era stato delineato in primo grado, respingendo quindi le istanze difensive. Una decisione che soddisfa le richieste della parte civile, rappresentata dall’avvocato Gianfranco Piscitelli, legale del fratello della vittima, che aveva insistito per la conferma dell’ergastolo.

La sentenza ha avuto ripercussioni anche sul piano dei risarcimenti civili e dei diritti patrimoniali. La Corte ha infatti escluso qualsiasi forma di indennizzo a favore di Igor Sollai, stabilendo che l’uomo non potrà vantare alcun diritto sulla casa familiare. Per quanto riguarda le costituzioni di parte civile, i giudici hanno confermato il risarcimento dei danni in favore di Andrea Deidda, il fratello di Francesca, mentre è stata respinta la richiesta avanzata dagli zii della vittima, anch’essi costituitisi parte civile. Al momento della lettura del dispositivo, Sollai era presente in aula, mentre accanto a lui c’erano i familiari della vittima, a testimonianza della tensione emotiva che ancora circonda questo caso di cronaca nera.

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