Patty Pravo a Sanremo 2026, l’ultima delle icone musicali chiude in ventiquattresima posizione con “Opera”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La settantaseiesima edizione del Festival di Sanremo, andata in scena al teatro Ariston sotto la conduzione di Carlo Conti, ha visto la partecipazione di trenta big, una gara che ha mescolato generazioni e stili differenti. Tra questi, a rappresentare un pezzo di storia della musica leggera italiana, c’era anche Patty Pravo, all’undicesima partecipazione nella competizione canora più celebre del paese. Il brano presentato, dal Titolo “Opera”, porta la firma di Giovanni Caccamo, un autore che ha cercato di confezionare per la veneziana un pezzo dal sapore visionario e intenso, tentativo di racchiudere in pochi minuti l’essenza di una carriera lunghissima. L’esibizione della cantante, nata Nicoletta Strambelli a Venezia nel lontano 1948, è stata accolta dal pubblico dell’Ariston con applausi e cori al termine della performance, segno di un affetto che prescinde dalla classifica.
La sera del debutto, aperta proprio da Patty Pravo con la sua “Opera”, è stata la seconda puntata della kermesse. Immersa nella sua dimensione artistica, l’interprete ha disegnato sul palco una sorta di favola utilizzando la voce e il movimento delle mani, quasi a voler sottolineare il carattere onirico del testo. Tuttavia, il responso delle votazioni – che hanno visto il trionfo di Sal Da Vinci – è stato impietoso dal punto di vista numerico. Nella classifica finale resa nota al termine della manifestazione, “Opera” si è posizionata al ventiquattresimo posto su trenta partecipanti, un risultato che l’ha vista preceduta da artisti come Michele Bravi e Francesco Renga, e seguita da Chiello, Elettra Lamborghini e Dargen D’Amico.
Al di là del piazzamento, che per un’icona come lei potrebbe apparire secondario, ciò che colpisce è la distanza siderale tra il suo mondo artistico e le dinamiche del mercato discografico contemporaneo. Se si analizzano i dati di ascolto sulle piattaforme di streaming, ad esempio, la situazione appare ancora più chiara: nella classifica Top 50 Italia di Spotify, nei giorni del festival, “Opera” non è riuscita nemmeno a entrare tra i primi trenta brani in gara, fermandosi a una trentacinquesima posizione superata persino da alcuni giovani delle Nuove Proposte. Un dato, questo, che fotografa la difficoltà di certa musica d’autore a competere con i meccanismi virali e le preferenze del pubblico più giovane, che premia sonorità completamente diverse.
La Ragazza del Piper e la collaborazione con Lancia per il videoclip
Nonostante l’esito della gara, l’operazione mediatica legata al ritorno di Patty Pravo sul palco dell’Ariston è stata curata nei minimi dettagli, anche attraverso sinergie con il mondo dell’automobile. Il brano “Opera”, infatti, non è solo il singolo presentato al festival, ma dà anche il titolo al suo nuovo album, un progetto discografico che arriva dopo i singoli “Ho provato tutto” e “2” pubblicati nell’anno precedente. Ad accompagnare il pezzo è stato realizzato un videoclip che vede una comparsa d’eccezione: la Nuova Lancia Ypsilon. Un’idea nata dalla collaborazione con l’agenzia 777, un connubio che punta a celebrare i primi sessant’anni di carriera della cantante, sottolineando una presunta affinità elettiva tra l’artista e il marchio automobilistico, entrambi capaci – secondo i creativi – di attraversare le epoche mantenendo intatta una propria identità distintiva.
Da “Ragazzo triste” a “Opera”, i numeri di una carriera straordinaria
Parlare di Patty Pravo significa fare i conti con numeri che pochi altri artisti in Italia possono vantare. Nata a Venezia nel sestiere di Dorsoduro, cresciuta con studi di danza e pianoforte al conservatorio, il suo destino si incrocia con quello del Piper Club di Roma, dove viene scoperta e battezzata come “la ragazza del Piper”. Il successo arrivò immediato, travolgente, a partire dal 1966 con “Ragazzo triste”, per esplodere definitivamente due anni dopo con “La bambola”, un brano che da solo ha venduto decine di milioni di copie nel mondo, diventando una sorta di marchio di fabbrica dal quale la cantante ha talvolta cercato di prendere le distanze. Da allora, la sua voce roca e inconfondibile ha interpretato capolavori come “Pazza idea” nel 1973 e “Pensiero stupendo” nel 1978, canzoni che hanno segnato epoche e mode.
L’intervista a Domenica In dopo il verdetto dell’Ariston
Come da tradizione consolidata, il giorno successivo alla proclamazione del vincitore, i big del festival sono ospiti del salotto di “Domenica In”, il programma condotto da Mara Venier. Anche Patty Pravo, reduce dalla ventiquattresima posizione, si è seduta sul celebre divano per raccontarsi e per riproporre dal vivo il suo “Opera”. Un passaggio televisivo lungo circa sei minuti, durante i quali la cantante ha risposto alle domande della conduttrice e degli altri ospiti presenti in studio, ripercorrendo forse qualche aneddoto di una carriera che l’ha vista vendere oltre 120 milioni di dischi in tutto il mondo, collaborare con i più grandi autori e cantare in ben nove lingue diverse. Un curriculum che pochi possono vantare, al di là di una singola classifica sanremese.




