Ponte sullo Stretto, Salvini tira dritto tra prescrizioni e nuove polemiche: "Opera come le Piramidi"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini non mostra alcuna intenzione di arretrare sulla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, nonostante il fitto elenco di prescrizioni imposte dal Consiglio superiore dei lavori pubblici.

Le richieste dell'organo tecnico, che riguardano principalmente aspetti geologici e strutturali legati alla complessità del sottosuolo dello Stretto, sono state recepite dal ministro come parte del fisiologico iter burocratico che accompagna le grandi opere pubbliche, specialmente quando queste assumono dimensioni e sfide ingegneristiche senza precedenti nel panorama nazionale.

Per Salvini, anzi, quelle stesse prescrizioni non rappresentano un freno, bensì la dimostrazione della meticolosità con cui si intende procedere su un'infrastruttura definita dal leader leghista come "la più grande opera pubblica mai progettata in Occidente", un paragone azzardato che lo ha portato a citare, per bocca di un noto egittologo, persino il fascino eterno delle Piramidi.

Il bilancio delle prescrizioni e il nodo della Corte dei conti

Il progetto del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria dovrà infatti fare i conti con una mole di osservazioni tecniche che gli esperti del Consiglio superiore hanno ritenuto vincolanti per la fase di progettazione esecutiva, un passaggio che gli uffici del ministero stanno già vagliando per integrare le modifiche richieste.

Il vero ostacolo, sul quale si gioca però la partita decisiva per l'avvio dei cantieri, rimane il vaglio di legittimità della Corte dei conti, il cui giudizio sulle coperture finanziarie e sulla sostenibilità economica dell'opera potrebbe rappresentare lo snodo definitivo.

Salvini, dal canto suo, ha ribadito con ottimismo che se il via libera dell'organo contabile arriverà nei tempi sperati, il cantiere potrà essere avviato già entro la fine dell'anno in corso; una tempistica che consentirebbe all'Italia di mettere in campo quella che il ministro definisce "una sfida ingegneristica destinata a segnare l'immagine del Paese per i prossimi cinquant'anni".

Le criticità geologiche e il fantasma del terremoto del 1908

A complicare ulteriormente il quadro, tuttavia, arrivano le osservazioni contenute nella stessa documentazione del Consiglio superiore dei lavori pubblici, che mettono in luce come il sottosuolo dello Stretto, nonostante decenni di studi e rilevamenti, conservi ancora numerosi aspetti ignoti legati alla presenza di faglie attive e alla natura dei terreni. L'area, com'è noto, è storicamente segnata dal tragico terremoto del 1908 che distrusse Messina e Reggio Calabria, un evento che ha reso gli esperti particolarmente cauti nel valutare la resistenza sismica di un'opera così imponente.

Le indagini integrative richieste dal Consiglio superiore mirano proprio a colmare quelle lacune conoscitive, imponendo carotaggi e analisi sismiche di precisione che, secondo i critici dell'opera, potrebbero allungare i tempi e far lievitare i costi; per il governo, invece, si tratta di passaggi tecnici fisiologici, necessari a garantire la sicurezza assoluta di un'infrastruttura che, per dimensioni e caratteristiche, non ammette margini di errore.

La polemica sui passeggeri bloccati a Catania

Nel frattempo, il dibattito sul ponte è stato alimentato anche da un episodio di cronaca che ha visto Salvini tornare a battersi sul tema dell'isolamento della Sicilia, approfittando dei disagi causati ai viaggiatori dall'eruzione dell'Etna.

Il ministro, intervenendo al "Festival Versiliana", ha infatti commentato la situazione dei passeggeri bloccati all'aeroporto di Catania a causa della cenere vulcanica, sottolineando come, se il ponte fosse già stato realizzato, quelle centinaia di migliaia di persone avrebbero potuto raggiungere la loro destinazione via treno, automobile o moto, senza restare ostaggi delle disfunzioni del trasporto aereo.

Con una punta di sarcasmo, Salvini ha poi risposto alle critiche ricevute da alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle, chiarendo di non aver mai inserito nel programma elettorale della Lega l'impegno a contrastare le eruzioni vulcaniche; una battuta che, al di là della sua leggerezza, ha il preciso scopo di ribadire come l'opera rappresenti, agli occhi del governo, una risposta strutturale ai problemi di mobilità dell'isola.

La spinta del vicepremier, insomma, non accenna a diminuire, così come non si placano le voci contrarie al progetto, alimentate sia dai costi stimati che dalle perplessità tecniche sollevate dagli addetti ai lavori.

Il ponte, che da decenni rappresenta un sogno irrealizzato per molti e un incubo logistico per altri, si trova ora ad affrontare quello che potrebbe essere l'ultimo miglio della sua travagliata fase autorizzativa; un passaggio che richiede risposte certe sulla stabilità geologica e sulla tenuta finanziaria, ma che Salvini intende giocare fino in fondo, forte del sostegno politico della maggioranza.

Le prossime settimane saranno cruciali per capire se il parere della Corte dei conti darà il via libera definitivo o se, ancora una volta, il ponte resterà confinato nel limbo dei progetti colossali che l'Italia sogna ma fatica a realizzare.

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