Leone XIV in Libano: siate operatori di pace, uniti per superare ferite e ingiustizie

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nel suo primo viaggio apostolico, che lo ha condotto in Turchia e prosegue ora in Libano, papa Leone XIV ha indicato la pace come un "desiderio e una vocazione", un "dono e un cantiere sempre aperto" che richiede, per essere coltivata, "gesti concreti, tenacia, coraggio, spirito di sacrificio, pazienza, preghiera". Parole pronunciate in una terra, come il Libano, dove la convivenza e la riconciliazione rappresentano una sfida quotidiana, un obiettivo da costruire con fatica e determinazione. Un simbolo di questa volontà condivisa è stata la piantumazione di un “cedro dell’amicizia” nella sede del Palazzo presidenziale, un albero autoctono che incarna le peculiari bellezze naturali del paese, cerimonia alla quale hanno preso parte, insieme al Pontefice, il cardinale Segretario di Stato vaticano e il Patriarca di Antiochia dei Maroniti.

Il dialogo con la Turchia e il ruolo di Erdogan

La tappa precedente del viaggio aveva portato Leone XIV ad Ankara, dove, dopo la visita al Mausoleo di Ataturk, si è svolto il colloquio con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. L’incontro, preceduto da una cerimonia di carattere istituzionale che ha incluso l’esecuzione degli inni nazionali e ventuno colpi di cannone a salve, è stato letto come un momento significativo per favorire il dialogo su scenari internazionali complessi. Il Papa, che già durante il volo aveva definito il suo viaggio un "segno di unità cristiana nel solco di Nicea", ha espresso l’auspicio che la Turchia possa lavorare per agevolare i contatti tra le parti in conflitto, affidando ad Ankara un potenziale ruolo di mediatore.

La posizione sul conflitto israelo-palestinese

A bordo dell’aereo che lo portava da Istanbul a Beirut, Leone XIV ha affrontato con i giornalisti alcuni dei nodi geopolitici più intricati, confermando il tradizionale sostegno della Santa Sede alla soluzione dei due Stati per Israele e Palestina. “La Santa Sede già da diversi anni pubblicamente appoggia la soluzione dei due Stati”, ha dichiarato il Pontefice, aggiungendo come “in questo momento Israele ancora non accetta questa soluzione”, nonostante essa venga considerata “l’unica soluzione al conflitto che continuamente vivono” le due popolazioni. Una presa di posizione netta, che delinea senza ambiguità la linea della diplomazia vaticana su una questione che da decenni insanguina la regione.

Le proposte per l'Ucraina e il peso della soft power

Sul fronte della guerra in Ucraina, il Papa ha fatto riferimento a un “piano Trump”, definendolo una “proposta concreta per la pace”, senza tuttavia scendere nel dettaglio dei suoi contenuti. L’intero viaggio, toccando due aree geopolitiche così calde, dimostra tutto il peso della cosiddetta soft diplomacy vaticana, che cerca di agire attraverso la persuasione e l’incoraggiamento al dialogo piuttosto che con la forza. In Libano, l’incontro con le autorità, i rappresentanti della società civile e il corpo diplomatico ha rappresentato un ulteriore momento per ribadire questo approccio, esortando all’unità per superare le profonde ferite e ingiustizie che affliggono il paese.

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