L’invio della fregata Martinengo a Cipro e il nuovo assetto delle forze navali italiane nel Mediterraneo allargato
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Redazione Esteri
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La fregata Federico Martinengo, unità della classe FREMM della Marina Militare italiana, è giunta nelle acque di Cipro nell’ambito di un dispiegamento che mira a rafforzare la sorveglianza e la difesa dell’isola, reduce da episodi che hanno visto droni prendere di mira il suo territorio. La decisione, presa dal governo italiano e comunicata nei giorni scorsi, si inserisce in un quadro di crescente attivismo navale europeo nella regione: non solo l’Italia, ma anche Francia, Grecia, Paesi Bassi e Spagna, oltre al Regno Unito, hanno incrementato la loro presenza militare nell’area, creando un dispositivo articolato che vede Nicosia al centro di attenzioni strategiche tutt’altro che trascurabili.
La Martinengo, partita dal porto di Taranto nei primi di marzo con un equipaggio di oltre centosessanta uomini e donne, rappresenta la settima unità del programma FREMM italiana ed è allestita in configurazione General Purpose, il che la rende particolarmente adatta a missioni di vigilanza e deterrenza in scenari complessi. La fregata, costruita da Fincantieri e consegnata alla Marina nel 2018, dispone di un apparato sensori e sistemi d’arma di ultima generazione: il radar multifunzionale EMPAR, il sistema di combattimento ATHENA-I e sedici celle per missili Aster 15 e 30, questi ultimi capaci di ingaggiare minacce aeree nel raggio di un centinaio di chilometri, mentre i sensori di bordo possono avvistare eventuali droni o razzi fino a circa duecento chilometri di distanza.
Un dispositivo navale italiano su più teatri operativi
L’impiego della Martinengo a Cipro non rappresenta, tuttavia, un caso isolato nell’ambito delle operazioni della Marina Militare, che in queste settimane vede dispiegate in mare almeno sei fregate, se ci si attiene ai dati open-source disponibili; ma come è ovvio che sia, considerata la riservatezza che circonda certi movimenti, altre unità potrebbero trovarsi in navigazione in teatri differenti, dall’Artico, dove sono in corso esercitazioni NATO, al Mar Rosso, dove l’Italia ha da poco assunto la guida della missione europea Aspides. Parallelamente alla missione cipriota, un’altra fregata, la Luigi Rizzo, opera proprio nello scacchiere del Mar Rosso a protezione del traffico mercantile dagli attacchi degli Houthi, mentre la Andrea Doria ha fatto ritorno in anticipo dalle acque artiche per essere verosimilmente reimpiegata in scenari più caldi. Questo mosaico di presenze dimostra come Roma stia cercando di coprire contemporaneamente più fronti, dal fianco settentrionale dell’Alleanza a quello meridionale, in un Mediterraneo che torna a essere crocevia di tensioni e interessi contrapposti.
La scelta di destinare una risorsa pregiata come una FREMM alla difesa di Cipro, del resto, va letta alla luce di un contesto regionale incandescente: l’Iran continua a rappresentare, per molti analisti e governi occidentali, una delle minacce più pervasive per la stabilità mediorientale, sia per i conflitti che da decenni contribuisce a alimentare nella regione sia per la sua alleanza strategica con la Russia, con ripercussioni che si estendono ai mercati energetici e alle catene di approvvigionamento di materiali strategici. L’isola di Cipro, punto d’appoggio naturale nel Mediterraneo orientale, si trova così a essere presidiata da forze navali di diversi Paesi europei, mentre sui suoi cieli incrociano jet da combattimento greci e turchi, una compresenza militare che, pur non traducendosi immediatamente in tensione bilaterale tra Atene e Ankara, contribuisce comunque a creare un ambiente operativo particolarmente denso e delicato da gestire.
Il significato politico di una presenza militare
Al di là degli aspetti puramente tecnico-militari, l’invio della Martinengo assume un valore politico evidente, tanto più in un momento in cui l’Unione europea cerca di mostrare coesione e capacità di intervento nelle crisi che lambiscono i suoi confini. L’azione italiana, del resto, è stata inquadrata da fonti parlamentari come un gesto tangibile di solidarietà verso Nicosia, un segnale che Roma ha voluto inviare ai ciprioti e, indirettamente, a tutti gli attori regionali, a riprova del fatto che la sicurezza delle frontiere dell’Unione e la difesa di uno Stato membro non possono essere trascurate.
Il riferimento, in questo senso, non è solo alla minaccia rappresentata dai droni o dai missili in un conflitto che ha visto gli Stati Uniti e Israele colpire obiettivi in Iran, con Teheran che ha risposto minacciando gli interessi americani nel Golfo, ma anche a un problema più ampio di propaganda e di sicurezza interna: i canali mediatici iraniani, secondo alcune analisi, amplificherebbero un odio antisemita che rischia di riemergere con preoccupante intensità anche all’interno dei confini europei, un fenomeno che richiede una risposta coordinata e ferma da parte delle istituzioni continentali. In questo scenario complesso, la presenza di una fregata italiana all’ancora davanti alle coste di Cipro rappresenta un tassello di un mosaico più ampio, quello di una NATO che si ripensa e di un’UE che cerca una sua postura strategica, mentre la storia, con le sue contraddizioni e le sue eredità - basti pensare alla complessa vicenda dei due Cipro, con il ricordo dei Crociati e dei regni nominali di Gerusalemme - continua a intrecciarsi con le cronache contemporanee.




