Fdi, Terzi: l’invio della fregata Martinengo a Cipro è un segnale di solidarietà
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Redazione Esteri
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Mentre l’Unione europea cerca faticosamente una quadra sulle crisi che si addensano ai suoi confini meridionali e orientali, l’Italia sceglie la via dei fatti concreti. Lo schieramento della fregata Martinengo nelle acque di Cipro rappresenta, nelle parole del senatore di Fratelli d’Italia, Giulio Terzi, un gesto di solidarietà sostanziale verso un partner, Nicosia, che si trova in prima linea nel complesso scacchiere del Mediterraneo orientale. Un’area, questa, che torna a essere centrale nelle dinamiche della sicurezza continentale, soprattutto alla luce delle recenti evoluzioni del conflitto in Medio Oriente e del perdurare dell’instabilità generata dall’Iran, attore la cui proiezione strategica, va ricordato, si intreccia sempre più con quella della Federazione Russa.
La missione della Martinengo e il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo allargato
L’invio della Martinengo, unità della classe Bergamini, non è un gesto isolato, ma si inserisce in un più ampio dispositivo navale che vede la Marina Militare impegnata su più fronti. Oltre alla presenza a Cipro, che si configura come un presidio avanzato di monitoraggio e deterrenza, le nostre navi operano nel Mar Rosso nell’ambito della missione europea Aspides – della quale l’Italia ha recentemente assunto la guida operativa – e nelle acque del Nord Europa, dove unità come la Luigi Rizzo partecipano a esercitazioni della Nato. Il quadro che emerge, dai dati open-source disponibili, è quello di una flotta dispiegata in continuità, con un minimo di sei fregate attualmente in mare, a testimonianza di una presenza che copre un arco geografico che va dal Circolo Polare Artico fino al Canale di Suez. Una presenza, quella della Martinengo a Cipro, che assume un significato specifico: è un messaggio tangibile di prossimità a un paese dell’Unione, Cipro per l’appunto, che detiene anche la presidenza di turno del Consiglio Ue e che si trova a dover gestire le ricadute dirette delle tensioni iraniane.
La posizione di Nicosia: l’appello per un’iniziativa europea
Dal canto suo, il presidente cipriota Nikos Christodoulides, interpellato dal Corriere della Sera alla vigilia del summit europeo, ha chiarito quale sia la posta in gioco. Per Nicosia, la chiave per gestire la crisi innescata dall’Iran risiede nella capacità dell’Europa di agire come attore coeso. Christodoulides ha espresso gratitudine per la solidarietà ricevuta, ma ha contestualmente lanciato un appello affinché l’Unione si faccia promotrice di un’iniziativa diplomatica concreta, finalizzata alla de-escalation. Il timore, nelle parole del presidente cipriota, è che senza una cabina di regia europea il Mediterraneo orientale possa trasformarsi in un teatro di scontro permanente, con conseguenze pesantissime non solo per la stabilità regionale, ma anche per le rotte energetiche e le catene di approvvigionamento di materiali strategici. Un’instabilità, quella generata dall’asse tra Teheran e Mosca, che tocca da vicino gli interessi vitali di Bruxelles e dei suoi stati membri.
L’ombra della storia e la complessità geopolitica dell’isola
Comprendere appieno il significato del gesto italiano, però, richiede uno sguardo alla complessa stratificazione storica di Cipro. L’isola, crocevia di civiltà e dominazioni, dai Crociati fino all’Impero ottomano e al successivo protettorato britannico, porta ancora i segni di quelle divisioni. Una divisione, quella attuale, che sulla carta geografica appare netta: due comunità, due Cipri. In questo contesto, l’arrivo di una nave da guerra italiana non può essere letto soltanto come una risposta alle minacce esterne provenienti dall’Iran, ma assume inevitabilmente una risonanza anche nelle dinamiche interne all’isola, sebbene la missione della Martinengo sia dichiaratamente orientata alla sicurezza regionale e alla solidarietà verso il governo legittimo di Nicosia. Un governo che oggi, nel gesto italiano, vede un primo, concreto tassello di quella risposta europea che invoca per evitare che il fuoco mediorientale si allarghi, lambendo in modo pericoloso le sue coste e, con esse, l’intero fianco sud-orientale della Nato e dell’Unione.




