La strategia dei numeri: Infantino difende i prezzi dei biglietti dei Mondiali tra denunce e mercato nero
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Redazione Sport
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Nel corso del 76° Congresso Fifa, tenutosi a Vancouver, il presidente Gianni Infantino ha spezzato una lancia a favore della politica dei prezzi adottata per i tagliandi dell'imminente Coppa del Mondo 2026. Di fronte ai delegati delle federazioni affiliate – e non certo davanti ai tifosi, come ha precisato il diretto interessato – Infantino ha rivendicato i numeri di un’operazione che, nonostante le polemiche, sembra reggere all’urto della domanda. «Abbiamo venduto il 100% dei biglietti che abbiamo messo sul mercato, ovvero circa il 90% del totale finora» ha dichiarato, aggiungendo che l’offerta verrà progressivamente rimpolpata nelle prossime settimane. Una presa di posizione, la sua, che arriva in un momento particolarmente caldo per le casse dell’organizzazione, messe sotto pressione da una serie di contestazioni legali e da un mercato parallelo dai prezzi fuori controllo.
«Biglietti cari? Sì, ma il 90% è andato»
La strategia comunicativa di Infantino si basa su un dato oggettivo: l’enorme richiesta. Con oltre 500 milioni di richieste pervenute per assistere alle 104 partite in programma tra Stati Uniti, Canada e Messico, il presidente della Fifa ha sottolineato come i ricavi siano essenziali per ridistribuire fondi alle 211 federazioni membri. «Ci sono biglietti costosi, certo, ma anche biglietti accessibili» ha affermato, difendendo l’introduzione del cosiddetto "dynamic pricing" (prezzi dinamici), un meccanismo che adegua il costo in base alla popolarità della partita. Tuttavia, questo approccio ha innescato una reazione a catena. L’Associazione svizzera di football, ad esempio, ha restituito una parte del contingente che le era stato riservato, un sintomo della difficoltà logistica e finanziaria che anche le delegazioni storiche incontrano nel gestire la trasferta americana. «Non registriamo cifre paragonabili agli ultimi grandi tornei» aveva spiegato ai media locali il responsabile comunicazione della federazione elvetica, Adrian Arnold, paragonando il dato negativo ai quasi 20mila tifosi seguiti in Germania per Euro 2024.
La denuncia di Amnesty e lo spettro delle pratiche autoritarie
Se i numeri delle vendite sorridono a Infantino, lo stesso non si può dire del clima politico che circonda l’evento. A sole sei settimane dal calcio d’inizio, Amnesty International ha esortato il numero uno della Fifa a fornire garanzie concrete riguardo ai diritti umani nei paesi ospitanti. L’appello, lanciato proprio in vista del Congresso di Vancouver, chiede di evitare che il torneo diventi «un palcoscenico per repressione e pratiche autoritarie». Il timore, espresso chiaramente dall’organizzazione, è che tifosi, giornalisti e residenti locali possano essere esposti a detenzioni arbitrarie o a un giro di vite sulla libertà di espressione, in un contesto nordamericano già segnato da politiche migratorie restrittive e da un forte dispiegamento di forze di sicurezza.
Denunce Ue e azioni legali: l’accusa di monopolio
La pressione su Zurigo non arriva solo dai palcoscenici istituzionali, ma anche dalle aule dei tribunali europei. Football Supporters Europe (FSE) e l’organizzazione Euroconsumers hanno formalizzato una denuncia alla Commissione Europea accusando la Fifa di aver «abusato della sua posizione di monopolio» per imporre prezzi «eccessivi e condizioni di acquisto opache». Secondo i ricorrenti, le promesse iniziali della candidatura nordamericana – che garantiva biglietti a partire da 21 dollari – sono state disattese, con i tagliandi più economici (categoria 4) esauriti ancor prima dell’apertura delle vendite al pubblico, nonostante costassero 60 dollari. Se per assistere a una partita di cartello come Austria-Giordania si parte da quella cifra, assistere alle grandi nazionali richiede un esborso minimo di 200 dollari, con punte vertiginose per la finale.
Il buco nero del mercato secondario: biglietti a 2 milioni di dollari
A rendere ancora più esplosiva la miscela c’è il fallimento controllato del mercato secondario. Sulla piatta ufficiale "Fifa Marketplace", dove i possessori possono rivendere i propri tagliandi, la federazione ha deciso di non vigilare sui prezzi. Il risultato è una selva di speculazioni: biglietti per la finale del 19 luglio al MetLife Stadium del New Jersey sono stati messi in vendita a cifre che superano i 2,2 milioni di dollari l’uno. In questo caso specifico, si tratta di quattro posti in Tribuna 124, il cui prezzo originale non si avvicina minimamente a quella cifra astronomica. La Fifa, in questo meccanismo, si limita a incassare una commissione del 15% sia dal venditore che dall’acquirente, traendo profitto da un’impennata speculativa che di fatto esclude la stragrande maggioranza dei tifosi dalla possibilità di assistere all’evento clou del torneo.




