Infantino e l’Italia ai Mondiali, Abodi replica: “Battuta infelice, ma indigniamoci per altro”
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Redazione Sport
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La battuta di Gianni Infantino sull’Italia e sui Mondiali continua a far discutere, alimentando reazioni nel mondo del calcio e della politica sportiva. Il presidente della FIFA aveva ironizzato sulla mancata qualificazione degli azzurri alle ultime edizioni della Coppa del Mondo, osservando che forse l’Italia riuscirebbe a qualificarsi con un torneo a 64 squadre, aggiungendo poi con tono scherzoso che si potrebbe arrivare addirittura a 208 selezioni per vedere gli azzurri presenti alla fase finale. Parole che hanno rapidamente acceso il dibattito e provocato numerose prese di posizione, tra chi le ha considerate una semplice battuta e chi invece le ha interpretate come una mancanza di rispetto nei confronti della storia calcistica italiana.
La risposta di Abodi alla battuta di Infantino
A intervenire sulla vicenda è stato il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, che ha parlato a Manduria, in provincia di Taranto, durante il Forum in Masseria. Commentando le parole del numero uno della FIFA, Abodi ha riconosciuto che si è trattato di una battuta che non ha fatto ridere e che può essere definita infelice. Allo stesso tempo ha invitato a ridimensionare la polemica, sostenendo che la reazione suscitata dall’episodio sia stata particolarmente intensa rispetto alla natura dell’accaduto. Secondo il ministro, negli ultimi tempi si è perso parte di quello spirito leggero che permetterebbe di affrontare alcune situazioni con maggiore equilibrio.
Nel suo intervento, Abodi ha spiegato di aver parlato con Infantino e di essere intenzionato a sentirlo nuovamente. Ha inoltre sottolineato che l’indignazione dovrebbe essere indirizzata verso questioni più importanti e concrete. Il riferimento è a comportamenti inadeguati, mortificazioni e fatti di cronaca che coinvolgono anche il calcio e che, a suo giudizio, rappresentano problemi ben più rilevanti rispetto a una battuta pronunciata in un contesto informale. Il ministro ha quindi spostato l’attenzione dal caso mediatico alle criticità che attraversano il sistema sportivo e che incidono direttamente sulla qualità dell’esperienza calcistica.
Le reazioni e il dibattito sul rispetto della storia azzurra
Le dichiarazioni di Infantino hanno trovato ampio spazio nel dibattito pubblico. Tra i commenti più discussi c’è quello del giornalista Fabrizio Biasin, che sulle pagine di Libero ha affrontato la vicenda con toni ironici. Nel suo intervento ha evidenziato come l’Italia sia diventata oggetto di scherzi e prese in giro a causa delle recenti mancate qualificazioni mondiali, una situazione che continua a pesare nell’immaginario degli appassionati. Le parole del presidente della FIFA hanno quindi riaperto una ferita ancora presente tra tifosi e osservatori, riportando al centro dell’attenzione le difficoltà vissute dalla Nazionale negli ultimi anni.
Accanto alle critiche rivolte a Infantino, sono emerse anche valutazioni che hanno definito l’episodio una caduta di stile. Alcuni commentatori hanno sostenuto che battute di questo tipo rischino di toccare simboli importanti della tradizione calcistica italiana e di risultare offensive per figure storiche legate ai successi della Nazionale. La discussione si è così spostata dal contenuto dello scherzo al tema del rispetto istituzionale, considerando il ruolo ricoperto dal presidente della FIFA e il peso delle sue dichiarazioni nel panorama internazionale del calcio.
Il parziale passo indietro del presidente della FIFA
Dopo le polemiche, Infantino ha compiuto un parziale passo indietro attraverso un messaggio pubblicato su Instagram. Nel testo ha ricordato l’incontro con Gianni Rivera in occasione della partita inaugurale della Coppa del Mondo FIFA 2026 allo Stadio di Città del Messico. Il presidente della FIFA ha richiamato la storica semifinale tra Italia e Germania Ovest del 17 giugno 1970, nota come “Partita del Secolo”, disputata quasi cinquantasei anni fa. Il riferimento a uno dei momenti più celebri della storia azzurra è stato interpretato come un tentativo di riportare l’attenzione sul valore e sulla tradizione calcistica dell’Italia.
Nel frattempo Abodi ha affrontato anche altri temi legati al futuro del calcio italiano, indicando negli stadi vuoti una delle principali sconfitte del sistema sportivo. Il ministro ha annunciato che la questione sarà affrontata a partire dal 22 giugno, inserendo così il dibattito nato dalle parole di Infantino in un contesto più ampio. Mentre continua il confronto sulle battute del presidente della FIFA e sulle reazioni che hanno generato, restano infatti sul tavolo questioni strutturali considerate decisive per il calcio italiano e per il rapporto tra sport, pubblico e impianti.




