Il pressing di Zampolli su Infantino a Miami e quel 50% di chance per l’Italia ai Mondiali

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nel fine settimana in cui il circus della Formula 1 si accende a Miami, non solo per il ritorno in pista di Kimi Antonelli – attuale leader del campionato, a testimonianza di un momento d’oro per il motorsport italiano – ma anche per il consolidamento di Marco Bezzecchi in MotoGP, capace di allungare dopo Jerez, un’altra storia, meno luminosa e decisamente più tortuosa, continua a svolgersi ai margini della ribalta sportiva. Quella della Nazionale di calcio, ancora una volta, arranca. Dopo l’ennesima mancata qualificazione ai Mondiali – quelli che quest’estate si giocheranno tra Stati Uniti, Canada e Messico – il vuoto lasciato dall’assenza azzurra viene riempito da segnali, per quanto ambigui, che arrivano dall’altra parte dell’oceano. A Seattle, ad esempio, un cartello con la bandiera italiana e la scritta “Benvenuti” è comparso accanto ai vessilli delle altre partecipanti. Nessuna comunicazione ufficiale, sia chiaro: eppure, in un contesto di silenzi e speranze, quel semplice pezzo di plastica diventa un indizio.

È in questo clima di attesa surreale che si innesta l’azione, tutt’altro che silenziosa, di Paolo Zampolli. L’inviato speciale per le partnership globali del presidente Donald Trump – che, va ricordato, siede alla Casa Bianca ormai da più di un anno, senza che la sua rielezione costituisca più una novità – non ha mai smesso di alimentare l’ipotesi del ripescaggio. Nei giorni scorsi aveva già lanciato quella che a molti era parsa una provocazione: sostituire l’Iran, nonostante Teheran non abbia mai formalmente rinunciato alla partecipazione malgrado il conflitto in corso con gli Stati Uniti (una delle tre nazioni ospitanti, insieme a Canada e Messico). Ora Zampolli alza la posta. «Le possibilità che l’Italia vada al Mondiale americano sono superiori al 50%», ha ribadito, usando una terminologia cara al mondo del blackjack – il cosiddetto “double down” – per indicare una convinzione tale da giustificare un raddoppio della puntata.

Le quote che crollano e il faccia a faccia annunciato

Nel frattempo, il terreno sotto i piedi dei bookmakers si è letteralmente spostato. Come riportano gli addetti ai lavori, la quota per un possibile ripescaggio dell’Italia è scesa vertiginosamente: da 50,00 di poche settimane fa a 5,00 attuali. Un crollo che, pur non costituendo una prova, fotografa comunque un cambiamento di percezione negli ambienti scommettitori, spesso sensibili a sussurri che precedono i fatti. Zampolli, dal canto suo, non si limita a dichiarazioni a distanza. L’appuntamento è per questo weekend, durante il Gran Premio di Miami: lì incontrerà Gianni Infantino, il presidente della Fifa. Un faccia a faccia che, nelle intenzioni dell’inviato di Trump, dovrebbe servire a trasformare un’ipotesi – per quanto avventurosa – in una trattativa concreta, magari sfruttando le credenziali di chi lavora a stretto contatto con l’amministrazione americana.

Un Mondiale a tre e l’ombra dell’Iran

La situazione geopolitica, va detto, gioca un ruolo di sfondo tutt’altro che trascurabile. L’Iran, nonostante le tensioni con Washington, non ha mai ufficializzato un forfait. E senza una rinuncia volontaria, qualsiasi ripescaggio apparirebbe come un’eccezione clamorosa al regolamento Fifa. Tuttavia, gli addetti ai lavori ricordano che l’edizione 2026 – la prima a 48 squadre e con tre paesi organizzatori – ha già introdotto deroghe e meccanismi straordinari. Non si parla di un semplice ripescaggio per meriti sportivi: qui entrerebbero in gioco valutazioni politiche e logistiche, con gli Stati Uniti che ospiteranno la maggior parte delle partite. E Zampolli, in questo schema, agisce come una sorta di ago della bilancia.

La bandiera di Seattle e il silenzio della Federcalcio

Mentre la politica internazionale si intreccia con i giri di potere della F1 a Miami – un weekend che, va detto, richiama spesso personaggi dello sport, della finanza e dello spettacolo – il cartello di Seattle continua a rimanere lì, fisico, ambiguo. Nessuna conferma, nessuna smentita ufficiale dalla Fifa o dalla Federcalcio italiana. E proprio questo silenzio, unito alle parole roboanti di Zampolli e al crollo delle quote, alimenta quella che ormai è più di una semplice voce. Che l’Italia possa tornare al Mondiale senza aver vinto un solo spareggio? La risposta, al momento, sta tutta nel confronto di Miami tra l’inviato di Trump e il numero uno del calcio mondiale. Il resto, per ora, è un tricolore comparso per caso in una città americana.

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