Favorirono latitanza di boss calabrese, 15 arrestati, alcuni sono pugliesi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   I Carabinieri del Comando Provinciale di Cosenza, con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, hanno arrestato quindici persone accusate di fare parte della rete di fiancheggiatori che hanno agevolato la latitanza di Leonardo Abbruzzese, elemento di spicco della cosca omonima di Lauropoli. L'operazione, condotta nelle province di Cosenza e Bari, ha portato alla luce un complesso sistema di protezione e supporto che ha permesso al boss di sfuggire alla cattura per un lungo periodo.

Le accuse mosse contro gli arrestati sono gravi e variegate: favoreggiamento personale aggravato dalla finalità di agevolazione mafiosa, associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti ed estorsione aggravata dalle modalità mafiose. Tra gli episodi più inquietanti emersi dalle indagini, spicca la minaccia rivolta a un imprenditore agricolo della Sibaritide, al quale Francesco Abbruzzese, parente del boss, avrebbe intimato di scavarsi una fossa e buttarsi dentro, qualora non avesse saldato un debito pregresso.

L'arresto di Leonardo Abbruzzese, avvenuto il 6 novembre 2023 in una villa riconducibile a soggetti pugliesi in rapporti con la sua cosca, rappresenta un duro colpo per l'organizzazione criminale. La villa, situata in una località isolata, era dotata di sofisticati sistemi di sicurezza, che tuttavia non sono riusciti a impedire l'intervento delle forze dell'ordine.

Le indagini, che hanno richiesto mesi di lavoro e il coinvolgimento di numerosi reparti specializzati, hanno permesso di ricostruire i movimenti del boss e di individuare i suoi complici.

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