La cattura del boss Roberto Mazzarella, finita la latitanza in Costiera amalfitana
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Redazione Interno
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I carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Napoli, coordinati e diretti dalla DDA partenopea, hanno rintracciato e arrestato Roberto Mazzarella, il capo dell’omonimo clan egemone nel capoluogo campano e nella sua provincia. L’uomo, che era inserito nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità del Ministero dell’Interno, si era rifugiato a Vietri sul Mare, in provincia di Salerno, dove sperava di trascorrere indisturbato le festività pasquali insieme alla moglie e ai due figli. La sua latitanza, iniziata il 28 gennaio 2025, si è così conclusa nella notte, lontano dal cemento di Napoli Est e in un contesto paesaggistico – la Costiera Amalfitana – che poco aveva a che fare con i vicoli e le periferie dove il suo cognome incuteva timore.
Una fuga interrotta in una villa di lusso con false generalità
Mazzarella, classe 1978, era sfuggito alla cattura in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Napoli su richiesta della stessa DDA partenopea: per lui, pesava l’accusa di omicidio aggravato dal metodo mafioso. I militari lo hanno individuato in una villa di lusso, dove si era registrato sotto false generalità, convinto che quel travestimento identitario potesse garantirgli ancora qualche giorno di libertà. La scelta del luogo, in apparenza paradossale per un boss abituato a muoversi in contesti urbani complessi, rivela invece una logica precisa: la Costiera offre un alto tasso di anonimato tra i turisti, oltre a ville isolate difficili da pedinare senza destare sospetti.
L’elenco dei latitanti di massima pericolosità si accorcia
Con l’arresto di Roberto Mazzarella, la lista dei fuggitivi considerati di “massima pericolosità” dal Viminale va aggiornata. Lui era tra i nomi più rilevanti di quell’elenco, assieme a pochi altri – come Giovanni Motisi – che restano ancora in libertà. La sua cattura non rappresenta soltanto un colpo al cuore del clan camorristico che porta il suo nome, ma anche il risultato di un’attività investigativa che, senza soste, ha incrociato dati, movimenti bancari e segnalazioni informali. I carabinieri del nucleo investigativo, va detto, hanno lavorato su più fronti incrociando le informazioni raccolte nei mesi precedenti, quando la fuga dell’uomo era ancora un rebus da risolvere.
L’omicidio aggravato dal metodo mafioso e il peso delle accuse
La posizione giudiziaria di Mazzarella, che dal 28 gennaio 2025 era irreperibile per lo Stato, affonda le radici in un’inchiesta complessa: il Tribunale di Napoli, su impulso della DDA, gli ha contestato un omicidio in cui l’aggravante mafiosa avrebbe giocato un ruolo centrale. Non si tratta, per chi indaga, di un delitto comune, bensì di un’esecuzione pensata per rafforzare il potere del clan, eliminare un rivale o punire una violazione delle regole interne al sistema criminale. La fuga in Costiera, con quel tentativo di mimetizzarsi tra i villeggianti, non è bastata a cancellare il profilo di un latitante che i vertici del Viminale avevano già catalogato tra i più pericolosi.




