La cattura di Roberto Mazzarella, il boss che non sapeva rinunciare al lusso di Dubai e alle ceramiche blu della Costiera

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dalle grotte di Barbagia, dove per decenni i latitanti si sono nutriti di pane e latte appena munto per non farsi scoprire, al lusso ostentato di Dubai – passando per le suite da mille euro a notte – il destino dei criminali in fuga sembra ormai segnato da una contraddizione insanabile: quella tra l’istinto di sopravvivenza e la smania, quasi patologica, di apparire. E proprio in quest’epoca fluida, dove l’immagine social prevale sulla sostanza, la cupidigia si conferma il tallone d’Achille anche per i ricercati più scaltri. Lo sa bene Roberto Mazzarella, 48 anni, inserito dal Viminale nella lista dei quattro latitanti di massima pericolosità, il quale ha imparato a sue spese che non si può abitare l’invisibilità indossando allo stesso tempo abiti firmati davanti a un tramonto sul mare.

Una latitanza dorata tradita dalle abitudini

Per quattordici mesi, Mazzarella ha vissuto come un fantasma nella sua roccaforte, quella striscia di territorio che si stringe tra San Giovanni a Teduccio e San Giorgio a Cremano, senza però mai rinunciare a ciò che amava di più. Nonostante il coprifuoco autoimposto, continuava a frequentare i luoghi del clan; ma è stata la scelta di una vacanza pasquale in Costiera Amalfitana a rivelarsi fatale. Aveva prenotato un resort esclusivo, con camere da mille euro a notte, pensando forse che la bellezza del paesaggio potesse renderlo immune agli occhi dello Stato. I poliziotti, invece, hanno bussato alla porta della lussuosa villa che condivideva con moglie e figli, interrompendo bruscamente quel primo giorno di primavera che il boss intendeva godersi tra un bagno di sole e un aperitivo sullo scenario mozzafiato della divina costa.

Eleganti maioliche e un approdo privato: il set dell’arresto

La villa scelta da Mazzarella per nascondersi (e per ostentare) era un gioiello di design mediterraneo: eleganti maioliche blu e bianche ricoprivano il pavimento, mentre un grande terrazzo con solarium si affacciava a strapiombo sul mare. C’era persino un piccolo approdo privato, con tanto di spiaggia attrezzata e lido personale. Non un rudere sperduto tra i monti, quindi, ma un residence da sogno che, per l’appunto, è diventato la trappola perfetta. La fuga dorata del 48enne, costellata di comfort e attenzioni familiari, si è infranta contro la pazienza investigativa del Gruppo Interforze Integrato, che non ha mai smesso di monitorare i movimenti – anche quelli più frivoli – dei ricercati. L’arresto, avvenuto senza spargimenti di sangue, ha riportato Mazzarella in carcere, chiudendo un capitolo di oltre un anno di indagini serrate.

Il quadro dei latitanti dopo la cattura: tre nomi ancora nell’ombra

Con la cattura di Roberto Mazzarella, il Programma speciale di ricerca del Viminale si è sensibilmente ridotto. Ora, l’attenzione delle forze dell’ordine si concentra su tre figure storiche, ancora in fuga, che rappresentano il vertice di Cosa Nostra, Camorra e Anonima Sarda. Si tratta degli ultimi tre grandi boss monitorati dal Giirl, un’unità interforze nata per stanare proprio chi, come Mazzarella, crede di poter mescolare l’ombra della latitanza con i riflessi patinati del lusso. Se da un lato la cattura del boss campano dimostra l’efficacia delle tecniche di indagine tradizionali abbinate all’analisi dei comportamenti sociali, dall’altro lascia intatto il mistero che avvolge i tre superstiti della lista nera. Uomini abituati al comando, probabilmente nascosti in contesti molto meno glamour, ma che sanno bene – osservando la sorte del collega – che ogni eccesso può trasformarsi in una trappola.

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