L’intelligenza artificiale frena le aziende: il nodo è la mancanza di competenze
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Redazione Economia
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Per le imprese che guardano al futuro, i rischi più significativi sono legati all’intelligenza artificiale e alla carenza di competenze necessarie per gestirla. Lo rivela lo Executive Outlook 2025 di Mercer, che ha coinvolto 400 manager a livello globale, tra cui 175 amministratori delegati, 101 direttori finanziari e 124 membri del senior management. Secondo l’indagine, il 41% degli intervistati identifica nell’aggiornamento delle skill la sfida principale per tenere il passo con le richieste del mercato e l’evoluzione tecnologica.
L’IA, ormai non più una semplice prospettiva futuribile ma una realtà consolidata, sta trasformando radicalmente il mondo del lavoro, con un’adozione spontanea e una diffusione senza precedenti. Moreno Ferrario, Head of LTS Enterprise di LinkedIn Italia, sottolinea come questa rivoluzione, a differenza di quelle precedenti, abbia raggiunto in pochi anni chat, riunioni e dispositivi personali, modificando abitudini e processi. Tuttavia, la rapidità con cui la tecnologia avanza non sempre corrisponde a una pari capacità delle aziende di assimilarla, creando un divario tra potenzialità e applicazione concreta.
In Italia, dove il dibattito sul gender gap nelle discipline STEM rimane aperto, la sfida si fa ancora più complessa. Se da un lato l’IA offre opportunità inedite, dall’altro richiede un ripensamento degli assetti organizzativi, che spesso si scontra con resistenze culturali o formative. Senza un adeguato investimento nella riqualificazione del personale, il rischio è che molte imprese, anziché cavalcare l’innovazione, ne vengano travolte.




