Unicredit lancia l’ops su Banco Bpm, ma il governo frena: il nodo del golden power
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Redazione Economia
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Palla al centro e si parte. Domani mattina prenderà il via l’offerta pubblica di scambio con cui Unicredit punta a incorporare Banco Bpm, un tassello cruciale nella strategia di Andrea Orcel per rafforzare il gruppo nel mercato italiano. Se l’operazione andasse in porto, Unicredit salirebbe al 16% di quota di mercato, avvicinandosi a Intesa Sanpaolo, ferma al 21%, e consolidando la propria presenza nelle regioni più ricche del Paese. Ma il percorso, già segnato dalle fluttuazioni di Borsa, è oggi complicato dalle condizioni poste dal governo attraverso il golden power, lo strumento che consente a Palazzo Chigi di intervenire nelle operazioni ritenute sensibili per l’interesse nazionale.
Proprio sul golden power si è acceso il dibattito, con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che, da Washington, ha respinto ogni ipotesi di ingerenza da parte delle autorità europee. «Non è una questione che riguardi la Bce o la Commissione Ue», ha dichiarato a margine delle riunioni del Fondo monetario internazionale, difendendo le misure adottate dall’esecutivo. Tra i “rimedi” imposti a Unicredit, alcuni hanno sollevato dubbi sulla compatibilità con le competenze delle istituzioni comunitarie, ma Giorgetti non ha lasciato spazio a interpretazioni: «Si tratta di tutelare l’interesse nazionale», ha ribadito, senza scendere nei dettagli.
Intanto, da lunedì gli azionisti di Banco Bpm potranno valutare se aderire all’ops, benché le quotazioni attuali rendano più conveniente la vendita diretta sul mercato. Ogni titolo Bpm, chiuso a 9,74 euro nell’ultima seduta, dà diritto a 0,175 azioni Unicredit, il cui valore si attestava a 50,87 euro venerdì. L’offerta resterà aperta fino al 23 giugno, un lasso di tempo durante il quale il gruppo guidato da Orcel cercherà di trovare un’intesa con il governo, che ha già posto dei paletti all’operazione.




