Giorgetti difende il golden power su Unicredit-Banco Bpm: "La sicurezza nazionale viene prima della concorrenza"
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Redazione Interno
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Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti non ha dubbi: le prescrizioni imposte dal governo italiano nell’ambito dell’operazione tra Unicredit e Banco Bpm, esercitando il golden power, sono legittime e necessarie. Nonostante le perplessità sollevate dalla Commissione Ue, che in una lettera ha messo in discussione la compatibilità delle misure con le norme europee, il titolare del Tesoro ha ribadito la posizione di Roma con toni decisi. «Noi riteniamo di aver avuto soddisfazione dai giudici», ha dichiarato Giorgetti in Transatlantico, riferendosi alla recente sentenza del Tar che ha confermato le condizioni poste dall’esecutivo. «E quelle motivazioni sono esattamente quelle che diremo alla Commissione Europea».
La questione, che vede contrapposti gli interessi nazionali e le regole del mercato unico, si è ulteriormente complicata dopo l’intervento di Bruxelles. La Dg Competition, che pure ha il compito di garantire la libera concorrenza, sembra non aver considerato – secondo il ministro – il contesto geopolitico attuale. «Forse non si sono accorti che c’è una guerra in questo momento in Europa», ha aggiunto Giorgetti, sottolineando come gli Stati abbiano il dovere di tutelare settori strategici, tra cui quello bancario.
Intanto, i titoli delle due banche continuano a essere oggetto di attenzione a Piazza Affari, con Banco Bpm in particolare sotto i riflettori in attesa di sviluppi sull’offerta pubblica di scambio (Ops) lanciata da Unicredit. Fonti vicine alla vicenda lasciano trapelare che il cda dell’istituto guidato da Andrea Orcel potrebbe essere convocato per una riunione straordinaria, proprio mentre la scadenza del 23 luglio si avvicina.
La partita, però, non dipende solo dalle decisioni delle banche. L’Ue ha infatti contestato all’Italia una possibile violazione dell’articolo 21 del Regolamento sulle Concentrazioni, chiedendo al governo di presentare le proprie osservazioni entro venti giorni lavorativi. Se da un lato Bruxelles insiste sul rispetto delle regole di mercato, dall’altro Roma ribadisce che la stabilità del sistema finanziario – soprattutto in un momento di tensioni internazionali – non può essere subordinata a mere logiche concorrenziali.




