Orcel ammette il possibile passo indietro su Banco Bpm, mentre il governo difende il golden power
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Redazione Economia
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Andrea Orcel, amministratore delegato di Unicredit, ha lasciato intendere che l’istituto potrebbe ritirarsi dall’offerta pubblica di scambio su Banco Bpm, a meno che non venga chiarito il ruolo del golden power nelle operazioni. «Unicredit non potrà procedere con l’Ops senza chiarezza sul golden power, e al momento non ci sono movimenti in quella direzione», ha dichiarato durante la Ceo Conference di Mediobanca, aggiungendo che le probabilità di portare a termine l’operazione sono «ben al di sotto del 50%». Non è la prima volta che Orcel esprime dubbi, ma questa volta il tono sembra più definitivo, segnando una potenziale svolta nelle trattative.
Intanto, il governo italiano ha ribadito la legittimità delle prescrizioni imposte a Unicredit, rispondendo alle richieste di chiarimenti della Direzione Generale per la Concorrenza dell’Unione Europea. In una lettera di nove pagine, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha sottolineato come la tutela del risparmio nazionale rientri nella «sicurezza pubblica», concetto che, a seguito del conflitto russo-ucraino, assume una dimensione più ampia, legata alla stabilità economica del Paese. «La sicurezza nazionale – si legge nel documento – include la difesa degli interessi finanziari, che sono essenziali per garantire la sovranità economica».
La risposta del Mef smonta le perplessità sollevate dalla Ue, che aveva chiesto di specificare in che modo l’acquisizione di Banco Bpm, due banche italiane, potesse rappresentare una minaccia. Secondo il governo, l’intervento rientra nelle competenze nazionali e non confligge con le norme europee sulle concentrazioni. Le prescrizioni, tra cui limitazioni alla cessione di quote e vincoli gestionali, sono state definite «fattibili» e «proporzionate», con un chiaro riferimento al contesto geopolitico attuale, dove la stabilità del sistema bancario è considerata un pilastro della sicurezza collettiva.




