Lazio-Milan 2-2, Amorim: "Non sono un pazzo, ma forse cambierò"
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Redazione Sport
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Due punti gettati via, o forse soltanto uno guadagnato. Dipende dai punti di vista, e Rubén Amorim, al termine del 2-2 dell'Olimpico contro la Lazio, non ha dubbi sulla lettura da dare alla quarta giornata di Serie A del suo Milan. Il tecnico portoghese si è presentato ai microfoni con l'aria di chi sa di aver visto due partite completamente diverse, e non ha nascosto la frustrazione per un primo tempo giocato senza energia, senza idee, senza la minima traccia di quella che dovrebbe essere l'identità della sua squadra.
La ricostruzione della gara è elementare, ma vale la pena ripercorrerla per capire il senso delle sue parole. La Lazio di Gennaro Gattuso passa in vantaggio al 10' con Matteo Cancellieri, abile a sfruttare una disattenzione difensiva sulla corsia di sinistra, e raddoppia al 39' con Tijjani Noslin, che anticipa ancora una volta la retroguardia rossonera su un pallone vagante in area. Il Milan, per quarantacinque minuti, è una presenza evanescente: lento, prevedibile, sovrastato atleticamente da un avversario che pressa e attacca con convinzione.
La rivoluzione dell'intervallo e la doppietta di Moreira
Poi, all'intervallo, Amorim cambia tre uomini: fuori Luka Modrić, Ruben Loftus-Cheek e Pervis Estupiñán, dentro Yunus Musah, Christian Pulisic e Diego Moreira. La partita cambia volto in modo radicale. Il belga, schierato esterno sinistro, si rende protagonista di una doppietta in due minuti: al 65' con un sinistro al volo su assist del fantasista americano, al 67' con un diagonale dal limite su sponda di Adrien Rabiot. Il Milan pareggia, sfiora addirittura il sorpasso nel finale con Cisse, ma il risultato non cambia più.
"Troppo facile parlare dopo"
Sulla scelta dell'undici titolare, che aveva lasciato in panchina proprio i tre artefici della rimonta, Amorim non si nasconde dietro un dito. "Troppo facile parlare dopo, non sono pazzo che faccio scelte per non giocare bene", ha detto il tecnico, rivendicando la logica delle sue decisioni iniziali. Il punto, però, è un altro, e riguarda la capacità della squadra di interpretare la partita fin dal primo minuto.
"Lo spirito del secondo tempo era completamente diverso, il modo in cui abbiamo affrontato la partita", ha aggiunto, sottolineando come non si possa "giocare solo un tempo" e come sia inaccettabile che l'energia arrivi soltanto quando si è sotto di due gol.
Il nodo Modrić e la costruzione del gioco
La prestazione di Luka Modrić, sostituito all'intervallo, ha riacceso il dibattito sulla compatibilità tra le caratteristiche del croato e il sistema di gioco di Amorim. Il tecnico non ha eluso la questione: "Con Luka possiamo fare un certo tipo di partita, ma se diventa una corsa avanti e indietro non è la partita per lui". Il riferimento è a un Milan che, quando è costretto a rincorrere gli avversari e a coprire ampie porzioni di campo in transizione, finisce per esporre i limiti di un giocatore che eccelle nella gestione del possesso, non nella copertura degli spazi.
"Modric era troppo a ridosso della linea difensiva, con pochi giocatori fra le linee", ha spiegato Amorim, lasciando intendere che la soluzione non sia rinunciare al croato, ma costruire attorno a lui un impianto che ne valorizzi le qualità.
Il futuro di Moreira e Chukwueze sulle corsie
Sul futuro assetto degli esterni, Amorim ha offerto un'indicazione precisa. La volontà è quella di giocare con tre difensori e due ali a tutta fascia, e la prestazione di Moreira sulla sinistra ha dimostrato che il belga può essere un fattore in quella posizione, come già accaduto ai tempi dello Strasburgo.
"Ha esperienza nel giocare a sinistra, conosciamo molto bene i giocatori, quindi accadrà di nuovo in futuro", ha detto il tecnico, confermando che la coppia composta da Moreira e Samuel Chukwueze, con il nigeriano sull'out opposto, avrà ulteriori occasioni per dimostrare di poter garantire ampiezza e imprevedibilità.
Il pari dell'Olimpico lascia il Milan a quota otto punti in classifica, con due vittorie e due pareggi nelle prime quattro giornate, a due lunghezze dalla vetta occupata proprio dalla Lazio. Un ruolino di marcia che, in attesa di capire se e quando la squadra riuscirà a esprimere per novanta minuti il calcio intravisto nella ripresa romana, alimenta più di una perplessità sulla tenuta complessiva del progetto.
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