Lo studio dell’Università di Padova: ecco come i Pfas riducono la risposta vaccinale nei bambini

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Una ricerca condotta dall’Università di Padova, presentata nel corso di una tavola rotonda a Roma, ha fornito nuove e dettagliate evidenze su come un particolare tipo di sostanza perfluoroalchilica, il Pfoa, interferisca in maniera significativa con la capacità dell’organismo infantile di sviluppare una robusta immunità post-vaccinale. Lo studio, che ha impegnato i ricercatori per quasi due anni, ha infatti quantificato una riduzione nella produzione di anticorpi specifici, quelli fondamentali per costruire la cosiddetta memoria immunologica, che può toccare, in casi di esposizione rilevante, una soglia preoccupante pari al quarantacinque per cento. Si tratta di un dato che, come sottolineano le principali agenzie sanitarie internazionali, rappresenta uno degli effetti più documentati e rilevanti dell’esposizione umana a questi composti chimici, ormai ubiquitari nell’ambiente.

Il meccanismo d'azione delle sostanze "eterne"

Il lavoro scientifico non si è limitato a constatare l’effetto, ma ha cercato di individuarne i percorsi biologici, svelando i meccanismi cellulari attraverso i quali il Pfoa opera un’alterazione del sistema immunitario. Queste sostanze, spesso definite “eterne” per la loro estrema persistenza nell’ambiente e negli organismi viventi, agirebbero interferendo con i normali processi di attivazione e differenziazione delle cellule coinvolte nella risposta anticorpale. La conseguenza, come emerge dai dati, è una risposta immunitaria meno efficace e duratura agli antigeni introdotti con le vaccinazioni di routine, lasciando i soggetti più esposti potenzialmente meno protetti contro le malattie infettive.

Un contesto di esposizione diffusa

La portata della scoperta assume una rilevanza particolare se considerata alla luce della diffusione ambientale di questi inquinanti, che ormai contaminano acque, suoli e catena alimentare su scala globale, rendendo l’esposizione, purtroppo, un fattore pressoché inevitabile. La ricerca padovana, pertanto, aggiunge un tassello cruciale a un mosaico di conoscenze in crescita, che lega l’inquinamento chimico persistente a ricadute concrete sulla salute pubblica, in particolare su quella della fascia pediatrica, più vulnerabile agli insulti ambientali. Gli scienziati hanno potuto osservare la correlazione tra i livelli di Pfoa riscontrati nell’organismo dei giovani partecipanti allo studio e la diminuita concentrazione di anticorpi specifici, tracciando una relazione dose-risposta che rafforza la solidità delle conclusioni.

Implicazioni per la salute pubblica

I risultati dello studio pongono interrogativi non trascurabili in termini di sanità pubblica e politiche di prevenzione, soprattutto in quelle aree, come il Veneto, dove la contaminazione da Pfas è stata oggetto di specifiche indagini e di cronaca giudiziaria. Senza entrare nei dettagli di vicende che hanno visto coinvolti vari attori, è noto come le inchieste abbiano portato alla luce situazioni di inquinamento ambientale esteso, con procedimenti che hanno esaminato responsabilità e condotte. La nuova evidenza scientifica fornisce dunque un parametro misurabile e preoccupante del danno, ovvero la compromissione di uno strumento cardine di prevenzione primaria come la vaccinazione, che va a sommarsi al già vasto quadro di rischi associati a queste sostanze.

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